Mercoledì 30 aprile, attorno a mezzogiorno, il cuore turistico di Peschiera del Garda era affollato come sempre nei giorni primaverili: tavolini pieni, ristoranti operativi, atmosfera rilassata. Ma in pochi minuti, quella serenità si è trasformata in panico. Due sciami di api – si stima oltre 80.000 esemplari – hanno improvvisamente invaso un tavolo all’aperto di un locale del centro. Le api si sono ammassate sia sopra che sotto il tavolo, attirando inevitabilmente l’attenzione (e lo spavento) dei clienti e dei passanti. Ne è seguito un fuggi fuggi generale, comprensibile, ma ciò che è accaduto subito dopo ha lasciato sconcertati esperti, ambientalisti e semplici cittadini informati.
Secondo quanto riferito da testimoni, qualcuno tra lo staff del ristorante – non è chiaro se un cameriere, un gestore o un passante – avrebbe impregnato salviette con olio d’oliva e vi avrebbe dato fuoco direttamente sul tavolo, nel tentativo di scacciare lo sciame. Il gesto ha causato l’uccisione di un numero incalcolabile di api: si parla di almeno metà dei due sciami andati distrutti.
Api bruciate: perché è un gesto illegale, pericoloso e dannoso per l’ambiente
Uccidere le api, specialmente in queste proporzioni, non è solo un atto crudele o poco ragionato. È un reato. Le api sono considerate specie protette in molti contesti europei, Italia inclusa.
Non solo: svolgono un ruolo chiave nei cosiddetti servizi ecosistemici. In parole semplici? Senza di loro, il ciclo della vita vegetale (e, a catena, anche quello animale e umano) collasserebbe.
Ogni singola ape contribuisce, con il suo lavoro di impollinazione, al 75% delle colture alimentari mondiali. Fragole, mele, zucchine, mandorle, pomodori: moltissimi alimenti che finiscono sulle nostre tavole dipendono direttamente dall’operato instancabile di questi insetti.
Cosa si sarebbe dovuto fare (e cosa fare davvero se accade di nuovo)
Sciami d’api che si posano in luoghi urbani non sono affatto rari, soprattutto in primavera. In questi casi, non bisogna agire d’impulso. Il primo passo è mantenere la calma: uno sciame in migrazione è generalmente poco aggressivo. Evitare movimenti bruschi, non urlare, e allontanarsi con tranquillità è già sufficiente per mettersi in sicurezza.
Il secondo, fondamentale passo, è contattare un apicoltore o le forze dell’ordine. Gli apicoltori hanno l’esperienza per recuperare gli sciami senza fare loro del male, spesso salvando l’intera colonia.
Pensare prima di agire: le api non sono nemiche
Troppo spesso la paura porta ad azioni impulsive. Ma la verità è che le api non ci attaccano, non a meno che si sentano in grave pericolo. E noi non dobbiamo essere il pericolo. Le api non vanno bruciate, né schiacciate, né “allontanate” con metodi violenti.
In un’epoca di crisi climatica e perdita di biodiversità, proteggere gli impollinatori è un dovere civile e morale. Ogni gesto contro di loro è un colpo inferto alla nostra stessa sopravvivenza.
Le responsabilità (e il silenzio) dietro l’accaduto
Ad oggi, non è ancora chiaro chi abbia deciso di accendere le fiamme contro gli sciami. Il titolare del locale ha negato ogni coinvolgimento diretto, ma resta il fatto che il gesto è avvenuto sotto gli occhi di decine di persone, nel cuore di una località turistica.
Le autorità locali sono state allertate, ma il danno ambientale è ormai fatto. Il caso solleva ancora una volta la necessità di formazione ambientale e sensibilizzazione pubblica, non solo tra i cittadini ma anche nei settori della ristorazione e dell’accoglienza turistica.
Conclusione: serve rispetto, conoscenza e responsabilità
Non è più tempo per l’ignoranza. Le api sono creature fondamentali per la vita sulla Terra. Ogni sciame distrutto è una sconfitta per l’ecosistema. Ogni incendio acceso per “paura” è un fallimento educativo.
La prossima volta che uno sciame si posa vicino a noi, fermiamoci. Respiriamo. E chiamiamo chi di dovere.
La natura non ha bisogno del nostro panico. Ha bisogno del nostro rispetto.
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