Una colonna di fumo densa e tossica, visibile anche dallo spazio, si sta sollevando dagli incendi che devastano le foreste canadesi: una minaccia silenziosa che si propaga ben oltre i confini del Nord America. La stagione degli incendi boschivi 2025 in Canada ha già assunto proporzioni allarmanti. Secondo i dati più recenti, sono attivi 134 incendi, di cui oltre la metà risulta completamente fuori controllo. Le immagini satellitari del sistema europeo Copernicus Sentinel-5P mostrano una situazione critica: una gigantesca nube di fumo, o “plume”, lunga più di 3000 chilometri, si estende a est fino a raggiungere la piattaforma di monitoraggio atmosferico Adam Platform. Ma cosa comporta esattamente un fenomeno del genere?
Cos’è una “wildfire plume” e perché preoccupa scienziati e autorità
Nel linguaggio scientifico e meteorologico, una wildfire plume è una colonna verticale di fumo, cenere, gas e calore che si origina durante un incendio di vasta entità. Questa colonna, alimentata dalla combustione intensa della vegetazione, può innalzarsi per decine di chilometri nell’atmosfera, influenzando sia il meteo locale, sia la salute pubblica, che le dinamiche climatiche su scala continentale.

Un pennacchio lungo migliaia di chilometri: gli effetti principali
1. Inquinamento atmosferico su larga scala
Il fumo trasportato da questi pennacchi contiene particolato fine (PM2.5 e PM10), gas tossici come il monossido di carbonio e l’ozono troposferico, e micro-residui di cenere. Tutte sostanze che, anche a migliaia di chilometri di distanza, possono deteriorare la qualità dell’aria e causare problemi respiratori e cardiovascolari, in particolare nelle persone più vulnerabili (anziani, bambini, soggetti asmatici).
2. Nubi generate dal fuoco: i pirocumuli
In condizioni di calore estremo, i wildfire plume danno origine a spettacolari e pericolose nubi verticali chiamate pirocumuli o, nei casi più estremi, pirocumulonembi. Queste nubi, costituite da vapore, fumo e particelle di fuliggine, possono raggiungere la stratosfera, spingendo il fumo in livelli atmosferici molto alti e favorendo la dispersione globale degli inquinanti.
3. Impatto sul clima e sulla luce solare
Le particelle di fumo agiscono come schermo naturale alla radiazione solare. Questo fenomeno, noto come forzante radiativa negativa, può causare un raffreddamento temporaneo della superficie terrestre nelle aree colpite dal plume. Ma può anche alterare la circolazione atmosferica e modificare i regimi pluviometrici regionali.
4. Fulmini e incendi secondari
Alcuni pirocumuli sviluppano cariche elettriche e generano fulmini secchi, cioè senza pioggia. Questi fulmini, cadendo in zone già secche o colpite dalla siccità, possono innescare nuovi focolai a decine o centinaia di chilometri dal fronte attivo, creando uno scenario a catena difficile da contenere.
5. Rischi per i trasporti e la visibilità
Il fumo denso riduce drasticamente la visibilità, compromettendo la sicurezza del traffico aereo e terrestre. Le autorità canadesi hanno già emesso allerta per la navigazione aerea in alcune aree del Nord-Ovest e limitato le operazioni in diverse zone rurali e urbane.
Una crisi ambientale sotto gli occhi dei satelliti
I dati raccolti dal programma europeo Copernicus, attraverso il satellite Sentinel-5P, mostrano un quadro chiaro e preoccupante. L’Indice Aerosol ha raggiunto valori record, segnalando un’alta concentrazione di particolato sospeso. La nube di fumo si estende in modo compatto per oltre 3000 chilometri e sta raggiungendo l’area monitorata dalla Adam Platform, specializzata nell’analisi dell’impatto atmosferico degli eventi estremi.
Quando il fuoco locale diventa un problema globale
Ciò che sta accadendo in Canada non è un problema isolato. Gli effetti delle wildfire plume si fanno sentire ben oltre i confini delle foreste canadesi: la qualità dell’aria si deteriora anche a New York, Boston, fino all’Europa settentrionale, mentre le ricadute sul clima e sulla salute pubblica iniziano a preoccupare seriamente le autorità sanitarie e gli esperti del cambiamento climatico.
L’intensificarsi di questi fenomeni, sempre più frequenti negli ultimi anni, è strettamente legato all’aumento globale delle temperature, alla siccità prolungata e all’accumulo di biomassa secca nei territori a rischio.
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