Nel cuore del Mediterraneo, dove il mare si stringe tra due terre che si sfiorano con l’ardore di un abbraccio millenario, l’Amerigo Vespucci ha tracciato ancora una volta la sua rotta regale. Questa mattina, dopo aver lasciato il porto di Reggio Calabria — che la ha accolta come una Regina del mare — la nave più bella del mondo ha solcato le acque dello Stretto di Messina, dirigendosi verso Palermo, scivolando con grazia antica tra miti e geografie incantate.
Ma prima di lasciare lo Stretto, ha compiuto un gesto che tocca l’anima: l’inchino a Scilla, la terra del mistero e dei racconti scolpiti nel vento. Qui, dove Ulisse si fece uomo tra mostri e tempeste, l’Amerigo Vespucci ha rallentato il suo viaggio, come se volesse ascoltare le voci delle sirene, i canti sommersi della Magna Grecia, il respiro degli antichi navigatori.
Scilla, con i suoi faraglioni che fendevano il cielo e la leggenda che ne abita ancora oggi le grotte, è la custode di storie che il tempo non ha saputo cancellare. È la terra di un mare che conosce la furia degli tsunami e la dolcezza del tramonto, la soglia tra il mito e la realtà. Qui, la nave scuola della Marina Militare Italiana ha reso omaggio non solo a un luogo, ma a un’epopea di civiltà e navigazioni: a chi, su queste acque, ha tracciato rotte di sapere, coraggio e bellezza.
L’Amerigo Vespucci, con le sue vele che sembrano scritte di luce, con i suoi legni che parlano la lingua della tradizione, incarna l’eleganza senza tempo del nostro Paese. Ogni sua traversata è un poema, ogni sua scia è una firma d’onore sul grande libro del mare. Vederla nello Stretto di Messina — questo teatro naturale tra l’Aspromonte e i Peloritani, tra Reggio e Messina — è un’emozione che travolge e commuove.
Eppure, nei suoi riflessi dorati, c’è anche il sogno di un domani. Immaginiamola mentre attraversa lo Stretto sotto il Ponte, quello che unirà la Sicilia al Continente, non solo con l’acciaio ma con la visione. Sarà un passaggio simbolico: la nave più bella del mondo che solca il mare sotto l’arco della modernità, portando lustro all’Italia e raccontando, al mondo intero, che lo sviluppo e l’unità sono figli della bellezza e del coraggio.
Che questo incanto si ripeta. Che presto, molto presto, possiamo vederla di nuovo attraversare lo Stretto, mentre il sole si specchia sulle sue vele e il Ponte le fa da cornice, come un arco di trionfo sospeso tra cielo e mare.
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