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L’Italia verso la reintroduzione della leva militare? La proposta e le prime reazioni

L’Italia verso la reintroduzione della leva militare? La proposta e le prime reazioni
Servizio militare

“È uno schema che in qualche modo non è molto diverso da quello tedesco, perché prevede una volontarietà. Quello tedesco ha un automatismo che scatta, quello francese – da ciò che leggo – è totalmente volontario”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in conferenza stampa a Parigi sull’ipotesi di una reintroduzione del servizio militare in Italia, che sarebbe comunque su base volontaria, come in Francia e Germania. “Io penso che se la visione che noi abbiamo del futuro è una visione nella quale c’è minore sicurezza, va fatta una riflessione sul numero delle forze armate – continua Crosetto – sulla riserva che potremmo mettere in campo in caso di situazioni di crisi. Noi abbiamo costruito modelli, in Italia, come in Germania, come in Francia, negli anni scorsi che riducevano il numero dei militari. In questa nuova situazione tutte le nazioni, non soltanto europee, mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate. Ognuno ha un suo approccio diverso, alcuni hanno addirittura ripristinato la leva. Sapete che in alcuni Paesi come la Svizzera la parte della riserva in qualche modo comprende tutti i cittadini fino a oltre 50 anni. Lo stesso sistema di Israele, ma la Svizzera è da 500 anni che non ha una guerra. Anche noi in Italia dovremmo porci il tema di una riflessione che in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare e in qualche modo porti a un suo aumento: ci sono motivi di sicurezza che secondo me rendono importante farlo. La mia idea – conclude – è di portare un disegno di legge e farlo discutere al Parlamento”.

Le reazioni

“Reintrodurre la leva è complicato tuttavia c’è un tema degli organici delle Forze armate, oggi sotto-dimensionati rispetto alle necessità operative, anche ordinarie”. Il presidente della Commissione Difesa della Camera, Nino Minardo, commenta così con l’AdnKronos le parole del ministro Crosetto sulla possibilità di un nuovo servizio militare. “In Europa si stanno sperimentando soluzioni diverse -sottolinea il parlamentare di Forza Italia- in Germania non è stata reintrodotta la leva, ma è stata resa obbligatoria la visita medica per conoscere in ogni momento la platea dei cittadini arruolabili; in Francia il presidente Macron ha annunciato un nuovo servizio militare volontario dal 2026. Sono modelli da osservare con attenzione”. Minardo che ha firmato una pdl per la creazione della riserva volontaria la vede così: “per il nostro Paese il modello della Riserva volontaria appare oggi il più vicino alle reali esigenze italiane, ed è su questo che la Commissione Difesa si è concentrata”, aggiunge. Altra misura auspicata sarebbe “quella di valutare anche la reintroduzione dei carabinieri ausiliari così da sgravare l’esercito da compiti di ordine pubblico”, dice con riferimento a Strade sicure.

“Escludo che l’organizzazione moderna della Difesa possa prevedere un ritorno alla leva obbligatoria generalizzata. Valuteremo il progetto di Crosetto quando sarà definito, ma immagino sia una ipotesi simile a quella tedesca, dove si possono fare liste di cittadini teoricamente disponibili ad arruolarsi in caso di necessità”. Lo dice all’AdnKronos il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, commentando la proposta del ministro della Difesa.

“Potrebbero non esserci problemi insormontabili a rimettere in funzione un sistema di arruolamento a tempo determinato su base volontaria e tuttavia una serie di incognite andrebbero messe preliminarmente a fuoco ad evitare partenze false e risultati conseguenti”. Così all’Adnkronos il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare ed attuale presidente della Fondazione Icsa. “Innanzitutto la vocazione, andata sempre più affievolendosi negli anni e testimoniata dalla domanda sempre più debole per il mestiere delle armi. Il gettito di aspiranti per un impiego duraturo quale quello offerto dai concorsi per servizio militare permanente potrebbe essere drasticamente più contenuto per un impiego limitato oltre a garantire una qualità umana certamente più scadente. Importante anche far bene i conti con il profilo di impiego offerto ai giovani, – prosegue Tricarico – perché la prospettiva di impieghi demotivanti quali quelli a basso tasso di professionalità non sono certo un incentivo per un giovane con un minimo di dignità da difendere. Nè d’altro canto in tempi contenuti è possibile conferire loro una formazione da soldato di professione. A meno da non voler emulare Putin e fare numero comunque sia”.

“Banale dire che gli Stati Maggiori dovrebbero valutare con grande attenzione soprattutto gli aspetti vocazionali, magari dopo aver inserito sonde ben tarate nel mondo giovanile al fine di valutarne meglio le aspettative e le motivazioni. Un esame che andrebbe anche esteso ai cittadini extracomunitari con le cautele del caso e con meccanismi premiali a mo’ di incentivo. Scontati i problemi associati cui pure andrà messa mano, come la disponibilità delle infrastrutture ormai in larga parte dismesse e la riedificazione di una struttura di reclutamento e formazione dedicata, anche quella andata perduta con la sospensione del servizio di leva obbligatoria”, conclude Tricarico.

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