L’ondata di mitezza che da giorni investe la Francia sta lasciando il segno anche sui rilievi orientali del Paese. Nei Vosgi, uno dei massicci più sensibili alle oscillazioni termiche, la situazione del manto nevoso è peggiorata bruscamente: laddove a fine novembre dominava un paesaggio pienamente invernale, oggi – 6 dicembre – prevalgono pioggia, nebbia e vaste aree ormai prive di neve. Il cambiamento è particolarmente evidente nell’area del Col de la Schlucht, punto nevralgico del turismo montano locale. Qui, in appena una settimana, il quadro nivologico è passato da una copertura continua di 40–50 cm di neve fresca a una superficie quasi completamente deturpata dalla pioggia battente e dallo zero termico risalito ben oltre le creste principali.
Dalla neve abbondante alla fusione rapida: cosa è accaduto
L’ultima decade di novembre aveva regalato un assaggio d’inverno autentico: temperature negative, fiocchi fin sotto quota 1000 metri e manti nevosi insolitamente consistenti per il periodo. La situazione si è però capovolta con l’arrivo di correnti miti e umide di origine atlantica, capaci di portare valori positivi fino a circa 1500 metri.

In queste condizioni, la neve si è trasformata rapidamente in acqua:
- piogge continue,
- zero termico molto alto,
- vento mite in quota.
Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: circa tre quarti della neve caduta a novembre è ormai scomparsa, restando visibile solo nelle zone più ombreggiate e nei cumuli residui ai margini delle piste.
Perché i Vosgi soffrono più di altri massicci
La vulnerabilità dei Vosgi non è un caso isolato, ma un tratto distintivo della loro morfologia. Con altitudini che raramente superano i 1300 metri, anche variazioni termiche modeste incidono in modo drastico sulla tenuta del manto nevoso. Le analisi climatiche degli ultimi anni mostrano che un incremento della temperatura media di appena 1 °C può ridurre sensibilmente sia la durata sia lo spessore della neve a media quota, “spingendo” condizioni invernali stabili sempre più in alto.
Prospettive per l’inverno nei Vosgi
Dicembre, per sua natura, alterna fasi fredde a lunghe parentesi piovose; tuttavia, con un flusso atlantico mite e persistente, sarà difficile costruire un manto stabile a quote come quelle della Schlucht. Ogni episodio nevoso rischia di essere rapidamente cancellato dall’ennesima perturbazione calda, rendendo incerta la partenza della stagione sciistica e più complessa la gestione del territorio.
In sintesi, i Vosgi stanno vivendo uno dei primi campanelli d’allarme nivologici dell’inverno francese: neve fragile, manto disomogeneo e una mitezza che continua a erodere ciò che l’inverno aveva iniziato a costruire.
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