Arrivano nuovi dubbi sulla scoperta delle firme di vita aliena sull’esopianeta K2-18 b, annunciata ad scorso aprile 2025 dall’Università britannica di Cambridge. Quella che è stata interpretata come una possibile spia della vita potrebbe essere solo ‘rumore statistico‘, ossia il risultato di una fluttuazione casuale, afferma Jake Taylor, dell’Università di Oxford, nello studio pubblicato su ArXiv, la piattaforma che ospita gli articoli scientifici non ancora revisionati. Annunciata come la prova finora più significativa di possibile vita al di fuori dal nostro pianeta, il lavoro fatto sui dati del telescopio James Webb osservando l’esopianeta distante 124 anni luce, aveva attirato l’attenzione di tutto il mondo.
Lo studio, guidato da Nikku Madhusudhan dell’Università di Cambridge e pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, mostrava la presenza di 2 molecole, Dms e Dmds, considerate un possibile indicatore della vita.
Analizzando ora lo stesso gruppo di dati, Taylor indica però che è possibile interpretarli in modo molto differente e scoprire che non c’è alcuna traccia certa né di Dms né di Dmds. Secondo il nuovo studio, i dati sono troppo rumorosi, o il segnale troppo debole, per trarre conclusioni definitive.
Gli stessi autori della scoperta avevano sottolineato la necessità di fare ulteriori approfondimenti e che i loro dati non rappresentavano una prova diretta della presenza di vita aliena. Il riconoscimento della due molecole era stato presentato con una significatività di tre sigma, un termine statistico usato per indicare una probabilità pari all’0,3% che potesse essere un errore: uno standard molto lontano dal cinque sigma (corrispondente allo 0,00003%) usato generalmente per avere delle certezze solide.
Solo nuove osservazioni e nuove analisi statistiche dei dati potranno aiutare a definire meglio la reale presenza di molecole della vita sull’esopianeta K2-18 b.
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