Nei prossimi decenni, è probabile che il cambiamento climatico porti a una perdita di ghiaccio marino e a un afflusso di acqua più calda nell’Oceano Artico, influenzando la circolazione verticale dell’oceano. I ricercatori hanno recentemente studiato le forze che guidano la circolazione verticale dell’Oceano Artico per comprendere come potrebbe cambiare in futuro. I ricercatori hanno attinto a dati provenienti da una serie di fonti, tra cui misurazioni di strumenti installati a bordo di navi e ormeggi, ERA-Interim, l’Arctic Ocean Model Intercomparison Project e il Polar Science Center Hydrographic Climatology. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista AGU Advances.
Due fattori contrastanti sono emersi come principali motori della circolazione verticale, mentre le acque più calde fluiscono dall’Oceano Atlantico verso l’Artico. Nel Mare di Barents, finora l’unica parte libera dai ghiacci dell’Artico, l’oceano cede calore all’atmosfera, facendo sì che parte dell’acqua diventi più densa e affondi. Altrove, vortici di turbolenza di dimensioni centimetriche si mescolano all’acqua dolce proveniente dai fiumi e alle precipitazioni, dando luogo a un’acqua più leggera che rimane vicina alla superficie.
Con il continuo scioglimento dei ghiacci marini causato dai cambiamenti climatici, è probabile che l’equilibrio tra questi flussi superficiali e la miscelazione turbolenta cambi. Una parte maggiore della superficie oceanica sarà esposta alla dispersione di calore nell’atmosfera. Allo stesso tempo, è probabile che la turbolenza aumenti e diventi più variabile.
L’Oceano Artico è una fonte di acqua fredda e densa che alimenta la Circolazione Meridionale Atlantica Capovolta (AMOC), un modello di circolazione che esercita un’influenza fondamentale sul meteo nell’Europa occidentale e nel Nord America. Determinare in che modo i cambiamenti nei pattern di circolazione nell’Oceano Artico influenzeranno l’AMOC dovrebbe essere un obiettivo per la ricerca futura, suggeriscono gli autori.
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