Il 5 dicembre 2022 segnò una data destinata a entrare nella storia della scienza. Al Lawrence Livermore National Laboratory, in California, un team di ricercatori del National Ignition Facility (NIF) riuscì a ottenere per la prima volta una reazione di fusione nucleare capace di produrre più energia di quanta ne fosse stata necessaria per innescarla. Un risultato atteso da decenni, considerato il “Santo Graal” dell’energia pulita e potenzialmente illimitata. L’esperimento, basato sulla fusione inerziale, concentrò 192 potenti laser su una minuscola capsula di combustibile costituito da deuterio e trizio. In una frazione di secondo, la pressione e la temperatura raggiunte superarono quelle del centro del Sole, permettendo al combustibile di fondersi e rilasciare un’energia superiore rispetto a quella fornita dai laser. Il successo fu accolto con entusiasmo dalla comunità scientifica e politica, pur senza nascondere le sfide ancora immense per trasformare questo traguardo in una tecnologia applicabile su larga scala.
Oggi, nel 2025, quel risultato viene ricordato come il primo passo concreto verso un futuro energetico radicalmente diverso. Diversi laboratori nel mondo hanno accelerato la ricerca, mentre investimenti pubblici e privati si moltiplicano. La strada verso centrali a fusione commerciali è ancora lunga, ma il 5 dicembre 2022 resta la prova che l’impossibile può diventare realtà.
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