Questa si che fa male: Jannik Sinner esce nei quarti dell’ExxonMobil Open di Doha, battuto con merito da Jakub Mensik che fa la voce grossa imponendosi in tre set e mettendo il dito nella piaga nella crisi (ormai evidente, almeno a livello di risultati) del numero 2 del mondo. Col mondo del tennis che si straccia le vesti, perché in terra qatariota non ci sarà alcun incrocio in finale con Carlos Alcaraz, che pure alla vigilia della partita vinta (soffrendo) contro Khachanov aveva detto di essersi stancato di sentirsi chiedere cosa si provasse a giocare sempre con Sinner. Desiderio esaudito: almeno per un altro mese (leggi Indian Wells), nessun confronto in vista tra i numeri due del circuito. E stavolta per demerito di Sinner.
- Un Sinner mai così in tono dimesso: la crisi ora è reale
- Mensik al servizio non fa sconti e toglie certezze a Jannik
- Un finale inevitabile e la testa che corre già a Indian Wells
Un Sinner mai così in tono dimesso: la crisi ora è reale
Insomma, non serviva Doha per capire che qualcosa non stesse funzionando, ma il torneo mediorientale è servito comunque per ribadire meglio il concetto: Sinner è lontanissimo parente del giocatore che mieteva un successo dietro l’altro nel corso del biennio passato, e contro Mensik ha semplicemente fatto affiorare tutti i suoi limi attuali.
Perché per un fondamentale che quantomeno anche nella fugace apparizione in Qatar qualche segnale confortante l’ha mandato (ossia il servizio, che pure stasera è andato un po’ calando: 6 ace, appena il 63% di prime in campo col 72% di punti vinti e un discreto 64% con la seconda), molti altri non hanno funzionato. E soprattutto non ha funzionato la testa, apparsa più fragile e arrendevole del solito.
Di più: a un certo punto Sinner ha persino cominciato a prendersela con la sua racchetta, lanciata con un gesto di stizza dopo l’ennesimo game bruciato dalla solidità di Mensik. Che ha avuto un passaggio a vuoto nel corso del set centrale, quando ha concesso due break in fila e s’è sfilato dalla contesa per ripresentarsi carico a pallettoni nel terzo e decisivo set, dove il break l’ha ottenuto nel gioco d’apertura e quello s’è fatto bastare, prendendosi persino il lusso di breakkare di nuovo l’italiano nel nono e decisivo game.
Mensik al servizio non fa sconti e toglie certezze a Jannik
La battuta d’arresto è pesante, se non nella forma (7-6 2-6 6-3 il punteggio a favore di Mensik), certamente nella sostanza. Perché il giocatore della Repubblica Ceca appariva alla stregua di un rivale scomodo, seppure mai affrontato prima e quindi in grado di giocare un po’ sull’effetto sorpresa. La sorpresa però l’ha fatta l’atteggiamento in tono dimesso di Sinner, che pure nel primo set non ha sfruttato le 4 palle break concesse dal rivale nel corso del terzo gioco.
Strano a dirsi, ma già quella è sembrata una prima sliding door della partita: quel gioco salvato ha permesso a Mensik di prendere fiducia e di cominciare a servire con maggiore efficacia (11 ace alla fine per Jacob), con Sinner costretto a sua volta ad annullare una palla break nell’ottavo game. Nel tiebreak, soluzione ovvia di un match vissuto sui binari dell’equilibrio, il giocatore dell’Est Europa ha messo il turbo con un minibreak preso in apertura dei giochi, trovandone un altro nel quarto scambio e poi salendo a prendersi tre palle set, facendosene bastare una.
Un finale inevitabile e la testa che corre già a Indian Wells
Due errori gravi dell’italiano facilitano il compito del giovane rivale, che pure nel secondo set riparte forte, obbligando Sinner a salvare un’altra palla break nel gioco d’apertura. Jannik che così riprende fiato e quota, trovando il primo sospirato break di giornata nel sesto game, aiutato dalla partenza falsa dell’avversario (0-30). Anche nell’ottavo arriva il break e a quel punto tutto ricomincia da zero, con Mensik che nel game d’apertura del terzo parziale aumenta i giri del motore e approfitta di due gratuiti dell’italiano.
Che comincia a faticare (e non lo nasconde affatto), cercando di accorciare gli scambi ma finendo per sbagliare tanto. Sguardi persi verso il suo angolo (presente Vagnozzi) e turni di servizio di Mensik che scorrono via senza un pensiero. Il finale è praticamente già scritto e non stupisce nessuno. A Indian Wells, dove due anni fa cominciarono i guai (ma poi sarebbero comunque arrivati i giorni migliori), la prima opportunità per uscire dalla crisi.
