In un momento storico di follia e isteria globale, che anziché spalancare una nuova era di pace apre guerre da una parte e scatena tensione pure tra storici alleati dall’altra, a rimetterci (fatte le dovuto proporzioni, è ovvio) è anche lo sport. In questo caso il motorsport, e più precisamente la F1: dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran (tanto tuonò che alla fine piovve) l’intera area mediorientale è diventata una polveriera, con il regime degli ayatollah (ancora in piedi nonostante l’uccisione del sanguinario Khamenei) che ha ampliato ulteriormente il fronte del conflitto ai vicini Stati del Golfo. Nella speranza che la guerra non si allarghi ulteriormente, l’immediato presente impone una certa riflessione sul destino di due appuntamenti della F1, ovvero il GP del Bahrain e il GP dell’Arabia Saudita.
- Australia, Cina e Giappone confermati, ma la F1 deve fare i conti col Medio Oriente
- La FIA valuta il da farsi
- La alternative portano in Europa
- Imola in pole per sostituire il Bahrain
Australia, Cina e Giappone confermati, ma la F1 deve fare i conti col Medio Oriente
Il primo è in programma dal 10 al 12 aprile, l’altro nello stesso mese dal 17 al 19. I team sono riusciti praticamente ad arrivare a Melbourne per il rotto della cuffia, nonostante le difficoltà logistiche e con una deroga da parte della FIA sospendendo i coprifuoco per i lavori degli staff tecnici sulle monoposto ai box tra la sera di mercoledì e giovedì. Ma se alla fine il circus ce l’ha fatta per disputare il primo appuntamento della stagione 2026 in Australia, il resto della stagione è una incognita.
O meglio, i successivi appuntamenti in Cina e Giappone restano confermati. Quando però ci sarà da andare ad ovest, in zone dove i traffici aerei sono chiusi e sulla terraferma le tensioni superano il livello di guardia, le incognite saranno da mettere in conto così come le possibilità di studiare piani alternativi. La FIA ha già cancellato la gara d’apertura del WEC a Losail prevista dal 26 al 28 marzo: niente 1812 km del Qatar, con ipotesi di un rimpiazzo a Termas de Rio Hondo in Argentina o a Jerez in Spagna.
La FIA valuta il da farsi
Per quanto riguarda la F1, anche qui ci sono diversi fattori da valutare. La guerra, senz’altro, e pure le difficoltà di spostamenti senza poter attraversare determinate aree, figurarsi fermarsi per gli scali e per i rifornimenti degli aerei. Ma pensiamo alla stessa follia che sarebbe quella di organizzare un Gran Premio in un Paese diventato bersaglio in un conflitto.
La alternative portano in Europa
Quindi meglio valutare delle opzioni come ha riconosciuto la stessa Federazione per bocca del presidente Mohammed Ben Sulayem, che portano principalmente in Europa. RacingNews365 ha messo in fila le varie alternative, come quelle del Paul Ricard in Francia, dove non si gareggia per la F1 dal 2022. Oppure Portimão, abituato ad essere una opzione di emergenza avendo ospitato nel biennio 2020-2021 la F1 a causa della pandemia.
Stando in Europa avrebbe buone chance la Germania col Nürburgring, il cui ultimo GP risale al 2020, oppure con Hockenheim, assente nel calendario dal 2019. Si parla anche della Turchia, sebbene abbastanza prossima alle aree di guerra (e con la situazione così incerta non si può mai sapere come si potrebbe allargare il conflitto, considerato che nelle ultime ore un missile dall’Iran ha attraversato il Paese, a quanto pare diretto a Cipro: e la Turchia è anche un Paese NATO) e, andando fuori dal Vecchio Continente, la Malesia (ma questa è una opzione rilanciata da RacingNews365 e al momento decisamente poco concreta).
Imola in pole per sostituire il Bahrain
Ma, tornando in Europa, anche l’Italia potrebbe garantire una sede di emergenza per un GP. Parliamo di Imola, che rispetto alle altre mete ha ospitato il Gran Premio dell’Emilia Romagna nella scorsa stagione per poi essere rimpiazzato nel 2026 dal nuovo appuntamento di Madrid. Proprio Imola viene data in pole come sostituta dei GP d’aprile in Medio Oriente, almeno per quello più immediato nel calendario, ovvero il Bahrain.
Se anche l’Arabia Saudita saltasse, l’Italia garantirebbe una base da cui raggiungere un’altra località europea vicina evitando incubi logistici per i team. Certo, va presa una decisione in fretta perché pure un torneo di kart va preparato con cura e con un certo anticipo, figurarsi un Gran Premio in una località presa alla sprovvista, un po’ come tutti noi, dalle turbolenze mondiali.
