a
a
Weather:
No weather information available
HomeToscana LifeMeteo RegioneLetture verdi, a colloquio con Chiara Mezzalama

Letture verdi, a colloquio con Chiara Mezzalama

Dopo la pioggia, il romanzo di Chiara Mezzalama, affronta temi urgenti come il cambiamento climatico, cercando di coinvolgere le lettrici e i lettori non solo attraverso i numeri e i dati ma anche le emozioni. Ne abbiamo parlato con l’autrice in una caldissima giornata d’inizio estate, che è diventata spunto naturale per riflettere sulla crisi climatica e sulle sue conseguenze.
 
Nel romanzo emerge chiaramente l’idea che dati e statistiche, da soli, non bastino più a raccontare la crisi climatica. Perché?
Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità verso questi temi, ma continuiamo ad agire con troppa lentezza. Per questo credo che sia necessario parlare anche alle emozioni. La crisi climatica è sistemica, riguarda tutti noi e ha conseguenze imprevedibili persino per la nostra stessa esistenza sul pianeta.
 
In questo senso, quale può essere il ruolo della narrativa?
Il romanzo può diventare uno strumento prezioso perché, attraverso i personaggi, il lettore vive esperienze che potrebbero essere le sue. Non incontra semplicemente dati o notizie, spesso catastrofiche, ma persone nelle quali riconoscersi. È questo il potere della narrativa: creare empatia attraverso le storie e rendere concreta una realtà che spesso percepiamo come lontana o astratta ma che invece è molto vicina. Se riusciamo a coinvolgere lettrici e lettori sul piano emotivo, diventa più facile sviluppare una consapevolezza profonda e, di conseguenza, spirito critico e volontà di agire.
 
Nel libro gli effetti del cambiamento climatico – la siccità, il caldo estremo, le piogge violente – non producono solo danni materiali ma incidono profondamente anche sulla dimensione psicologica dei protagonisti. Pensa che oggi ci sia sufficiente consapevolezza di questo aspetto?
Si comincia a parlarne di più. Oggi conosciamo fenomeni come l’ecoansia, ma anche la solastalgia, cioè quel senso di angoscia e di perdita provocato dal deterioramento dell’ambiente in cui viviamo. Pensiamo a un ghiacciaio che abbiamo visto da bambini e che oggi non esiste più: non perdiamo soltanto un paesaggio, perdiamo anche una parte della nostra memoria e della nostra identità.
Ci siamo però anche incastrati in un unico modello di sviluppo che sembra concepire soltanto la crescita economica, senza riuscire a immaginare alternative. Ed è proprio qui che gli artisti possono dare un contributo fondamentale. La loro libertà creativa permette di mostrare prospettive nuove e inattese. Molti stanno affrontando il tema della crisi climatica attraverso le arti figurative, il cinema e la narrativa. È un segnale importante, che può trasformarsi in una spinta all’azione e aiutarci anche a superare gli stati d’ansia che questa inevitabilmente genera.
 
Cosa possiamo fare concretamente? Il singolo può davvero fare la differenza?
Le scelte individuali sono importanti e possono contribuire a contrastare il cambiamento climatico. Dobbiamo però essere consapevoli che, da sole, hanno un impatto limitato se non diventano anche scelte collettive. La vera forza nasce quando cresce uno spirito critico condiviso, capace di diffondere una cultura ecologista. È così che prendono forma richieste sempre più forti nei confronti della politica e delle istituzioni.
 
Nel romanzo c’è una giovanissima donna che incarna proprio questo spirito ecologista. Che ruolo possono avere oggi i movimenti ambientalisti? E i giovani sono davvero più sensibili delle altre generazioni?
I movimenti ecologisti hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo del pensiero critico. Purtroppo, però, la politica sembra ancora non ascoltare le richieste che arrivano dalla società e questo crea uno scollamento profondo. Nei giovani esiste una consapevolezza molto forte della crisi climatica ma la classe politica e spesso anche i media non riescono a raccogliere questa energia e trasformarla in cambiamento.
Esistono moltissime persone impegnate concretamente nel contrasto agli effetti del cambiamento climatico purtroppo queste esperienze vengono raccontate come episodi isolati, mentre in realtà sono sempre più numerose. La politica sembra trovarsi spesso in una sorta di zona cieca, incapace di tradurre in azioni concrete le istanze della società.
 
Lei vive a Parigi. Il modello della “città dei quindici minuti” può rappresentare un’alternativa concreta?
Credo di sì. Parigi è cambiata molto negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia. Sono stati fatti importanti investimenti sulla mobilità sostenibile: limitando il traffico si è ridotto l’inquinamento atmosferico e quello acustico e molte aree urbane sono state restituite ai cittadini come luoghi di incontro e di socializzazione sia per bambini che per adulti. È un esempio di come le richieste della società possano tradursi in politiche capaci di cambiare realmente il volto di una città.
 
Vorrei concludere parlando della protagonista del romanzo, Elena. È una donna che attraversa una profonda crisi personale e ritrova la propria identità anche grazie al contatto con la natura. A me è sembrata una figura portatrice di speranza. È una lettura che condivide?
Credo che le donne abbiano una straordinaria capacità di ricucire gli strappi. La gioia è una scelta e, proprio per questo, contiene in sé qualcosa di rivoluzionario e di resistente. Il contatto con la natura è fonte di gioia, così come lo sono le relazioni con gli altri, che ricostruiscono il tessuto sociale.
Le nostre scelte dovrebbero nascere dalla gioia. È una scelta profondamente politica, che si accompagna all’idea del dono, cioè alla possibilità di liberarci dalla logica del tornaconto personale. Questo ci apre a una diversa idea di libertà, nel modo in cui viviamo il tempo e nelle relazioni con gli altri. Questo è già un modo concreto di cambiare il mondo che ci circonda.
Dobbiamo prendere spunto dalla natura, che ci insegna un’altra logica: non è efficiente, almeno non nel senso in cui intendiamo oggi l’efficienza. Basta pensare al tempo necessario perché un albero cresca. Per questo abbiamo bisogno di una narrazione diversa, capace di aiutarci ad abitare il tempo che stiamo vivendo senza lasciarci trascinare verso la rovina ma aprendoci alla possibilità di immaginare un futuro differente.
 

The post Letture verdi, a colloquio con Chiara Mezzalama appeared first on ARPAT.

No comments

Sorry, the comment form is closed at this time.

Translate »