Adesso è praticamente ufficiale: vanno tutti al mondiale, qualunque sia la disciplina interessata. Tutti, tranne che l’Italia del calcio maschile: a Rino Gattuso saranno fischiate le orecchie e non poco nelle ultime settimane, e il suo emule Andrea Capobianco (CT della nazionale di basket femminile) in qualche modo ha contribuito a mettere ulteriore pressione sulle spalle del CT del calcio. Perché dopo 32 anni le ragazze vestite d’azzurro torneranno a giocare una fase finale di un mondiale: la vittoria sulla Spagna nella penultima gara del torneo di Porto Rico ha risolto la faccenda con una partita d’anticipo (l’ultima, ormai ininfluente, col Senegal).
- Zandalasini, il regalo perfetto per i 30 anni
- Capobianco emozionato: “Nel 1994 allenavo all’aperto…”
- Virtus, Ferrari va di corsa: in un mese è già una sentenza
Zandalasini, il regalo perfetto per i 30 anni
La Spagna, tanto per intenderci, era una sorta di bestia nera conclamata delle ragazze di Capobianco. Nel giro di 6 mesi, prima agli Europei e poi nel torneo portoricano che consegnava i pass per accedere alla rassegna iridata (che si disputerà a fine estate in Germania), l’Italia l’ha battuta due volte. È il segnale di una ritrovata verve che da qualche tempo ormai attanaglia anche il settore femminile, che forse anzi sta raccogliendo più di quanto non riescano a fare i colleghi maschi.
Con una leader riconosciuta come Cecilia Zandalasini, che nel giorno in cui ha compiuto 30 anni s’è regalata una qualificazione dal significato davvero unico e speciale. “Pensare di rappresentare il mio Paese al mondiale, a cui manchiamo da 32 anni, è un’emozione che fatico anche solo a esternare. Sono felice, siamo felici, perché una volta ancora abbiamo tirato fuori il meglio quando le cose si stavano complicando, è questo il marchio di fabbrica di un gruppo che non vuole smettere di stupire”.
Un gruppo che ha ottenuto la “benedizione” dell’eterno presidente federale Petrucci (che curiosamente era in carica già nel 1994, anno dell’ultima partecipazione delle azzurre al torneo…), ben felice di poter vantarsi di un altro traguardo prestigioso raggiunto nel suo sesto mandato presidenziale.
Capobianco emozionato: “Nel 1994 allenavo all’aperto…”
L’Italia del basket femminile è cresciuta a dismisura negli ultimi anni, e semplice sta raccogliendo i frutti del lavoro fatto. Col bronzo ottenuto agli Europei della scorsa estate che anziché un punto d’arrivo ha rappresentato una base di partenza. “Una gioia immensa aver riportato questa nazionale al mondiale”, il commento di Andrea Capobianco, la pedina attorno alla quale la FIP ha costruito il sogno iridato.
“C’è un movimento intero che ha creduto in questo progetto e i risultati stanno dando ragione a chi ha avuto la lungimiranza di puntare su determinate figure. Contro la Spagna abbiamo vinto buttando il cuore oltre l’ostacolo, e per questo dico che a queste ragazze si può solo che dire brave per tutto ciò che hanno saputo fare.
Nel 1994 io allenavo nei campi all’aperto: 32 anni dopo posso dire di aver fatto un po’ di strada, e in questo momento non posso non pensare a mio fratello che è scomparso la scorsa estate, e che è uno di quelli che mi ha sempre sostenuto in tutti le tappe della mia carriera”. La prossima, il mondiale in terra di Germania, per tanti motivi sarà la più speciale di tutte.
Virtus, Ferrari va di corsa: in un mese è già una sentenza
In campo maschile, la nazionale di Banchi il pass per il mondiale se lo deve ancora sudare, ma intanto c’è un giovane che a grandi falcate comincia a delineare davanti a sé un futuro importante. E nel nome evidentemente c’era già la voglia di andare… di corsa: Francesco Ferrari è sbarcato in casa Virtus a inizio gennaio, proveniente da Cividale (Serie A2), ma ha impiegato poco per imporre il proprio talento al servizio delle Vu nere.
Dopo i 19 punti segnati contro Napoli, i 17 mandati a referto contro l’Olimpia Milano (conditi da 6 rimbalzi) hanno definitivamente lanciato il giovane Ferrari in una nuova dimensione. “Ci tenevo tanto a far bene, perché il derby d’Italia è sempre una partita speciale e l’emozione prima di scendere in campo è stata tanta. Mi sono goduto il momento, tirando fuori anche quella “cazzimma” che fa parte del mio carattere. La Virtus in questa fase della stagione aveva bisogno di me e mi sono fatto trovare pronto, ma so di avere ancora molti margini di crescita”.
