Tra novembre e dicembre 2022, il ghiacciaio Hektoria è arretrato di oltre 8 chilometri in soli due mesi, con un tasso giornaliero di 0,8 km. È la velocità più alta mai osservata per un ghiacciaio grounded (ancorato al suolo), quasi dieci volte superiore ai ritmi documentati finora. Lo conferma uno studio guidato da Naomi Ochwat del CIRES (University of Colorado Boulder) e pubblicato su Nature Geoscience. Il fenomeno, osservato attraverso immagini satellitari e rilievi altimetrici, ha mostrato che quasi metà del ghiacciaio è collassata in poche settimane. Una dinamica di tale portata non si verificava dai periodi di deglaciazione alla fine dell’ultima era glaciale, circa 15–19 mila anni fa.
“Quando abbiamo sorvolato l’area, non riuscivo a credere all’enormità del crollo”, racconta Naomi Ochwat. “Avevo visto i dati satellitari, ma osservare dal vivo l’assenza del ghiaccio dove prima si estendeva per chilometri è stato scioccante”.
La causa nascosta: un’”ice plain” sotto il ghiacciaio
A differenza di altri fenomeni di scioglimento dovuti all’aumento delle temperature atmosferiche o oceaniche, il ritiro dell’Hektoria è stato innescato da un processo meccanico interno: la presenza di una ice plain, una piattaforma di roccia piatta situata al di sotto del ghiacciaio, che ne ha favorito il galleggiamento improvviso. Quando la parte inferiore del ghiaccio si è assottigliata, le forze di galleggiamento oceaniche hanno sollevato l’intera massa, causando una serie di fratture e crolli improvvisi (calving). Le onde sismiche registrate in contemporanea – veri e propri “terremoti glaciali” – hanno confermato che il ghiacciaio era ancora ancorato al suolo durante il collasso, amplificando così il contributo diretto all’innalzamento dei mari.
Un nuovo tipo di instabilità glaciale
Gli studiosi hanno identificato quattro fasi di evoluzione del ghiacciaio tra il 2022 e il 2023:
- Disgregazione iniziale dell’antica lingua di ghiaccio galleggiante dopo la perdita del fast ice (gennaio–marzo 2022).
- Breve stabilizzazione durante l’inverno australe, con formazione di una miscela di ghiaccio e detriti che ha temporaneamente frenato il distacco.
- Collasso accelerato nel novembre–dicembre 2022, con il picco di arretramento di 8,2 km e forti eventi sismici.
- Nuova fase di equilibrio apparente, iniziata nel marzo 2023 ma segnata da un costante assottigliamento e accelerazione del flusso glaciale.
- Durante il periodo di massimo ritiro, il ghiacciaio ha perso 36 km³ di ghiaccio e ha raggiunto tassi di assottigliamento di 80 metri all’anno, valori mai registrati in Antartide.
Implicazioni globali: un campanello d’allarme
Il caso di Hektoria suggerisce che i ghiacciai con topografie simili potrebbero collassare rapidamente se le condizioni si ripetessero. Le “ice plain”, già identificate in regioni come il Thwaites Glacier o il Pine Island Glacier, rappresentano potenziali punti deboli dell’intera calotta antartica.
Ted Scambos, coautore dello studio, avverte: “il ritiro di Hektoria è stato uno shock. Se processi analoghi si verificassero in ghiacciai più grandi, l’impatto sull’innalzamento del livello del mare sarebbe devastante”.
Lo studio spinge la comunità scientifica a mappare con maggiore precisione la topografia del substrato roccioso antartico, al fine di individuare altre aree vulnerabili. Il meccanismo dell’”ice plain calving” – finora poco studiato – potrebbe essere una componente critica nelle previsioni dell’evoluzione delle calotte polari. Come conclude Ochwat, “capire come e dove i ghiacciai possono collassare all’improvviso è fondamentale per anticipare i futuri scenari di innalzamento del mare. Hektoria ci ha appena mostrato quanto velocemente la Terra possa cambiare”.
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