Negli ultimi giorni una situazione tanto inusuale quanto delicata si è verificata a bordo della stazione spaziale cinese Tiangong, il laboratorio orbitante che rappresenta il cuore del programma di voli umani della Cina. I 3 astronauti della missione Shenzhou 21, arrivati da poche settimane per un soggiorno di 6 mesi, si trovano infatti senza un veicolo sicuro per il ritorno sulla Terra, una circostanza che nella storia dell’astronautica contemporanea è estremamente rara e potenzialmente problematica. La presenza continua di una “scialuppa di salvataggio” attraccata al veicolo spaziale è infatti un principio fondamentale delle operazioni in orbita: garantisce che, in caso di incendi, depressurizzazioni, collisioni con detriti o guasti critici, l’equipaggio possa evacuare l’avamposto rapidamente e fare rientro in condizioni di sicurezza. Avere un equipaggio in orbita privo di questa assicurazione tecnologica non è soltanto una sfida operativa, ma rappresenta anche un banco di prova significativo per la capacità della Cina di gestire imprevisti in un programma spaziale che negli ultimi anni ha mostrato ambizione, rapidità di crescita e, non da ultimo, una forte esposizione ai rischi sempre più evidenti dell’ambiente orbitale.
Perché gli astronauti cinesi sono rimasti senza veicolo di rientro
L’equipaggio Shenzhou 21 – il comandante Zhang Lu e i due esordienti Zhang Hongzhang e Wu Fei, il più giovane astronauta del corpo cinese – è arrivato su Tiangong il 31 ottobre per una missione della durata prevista di 6 mesi. Il loro rientro doveva avvenire con la stessa navicella con cui sono partiti. Tuttavia, lo scenario è cambiato improvvisamente il 13 novembre, quando il veicolo Shenzhou 21 è stato utilizzato per riportare a casa un altro equipaggio.
Nello specifico, gli astronauti della missione Shenzhou 20 hanno dovuto abbandonare la loro navicella originaria perché danneggiata da un impatto con un detrito spaziale, che ha provocato microfratture in uno dei finestrini. La capsula non era più considerata sicura per il rientro atmosferico, e la loro unica via d’uscita era rientrare a terra con la capsula Shenzhou 21. Una scelta obbligata, ma che ha lasciato l’attuale equipaggio di Tiangong privo di una “scialuppa di salvataggio”.
Quanto è grave la situazione?
Secondo quanto riporta l’agenzia statale Xinhua, la capsula Shenzhou 20 non soddisfa i requisiti per il ritorno sicuro degli astronauti e rimarrà attraccata alla stazione per proseguire esperimenti automatici.
Di fatto, oggi nessun veicolo abitabile è disponibile per un eventuale rientro d’emergenza.
Le regole dell’esplorazione umana nello Spazio – applicate da tutte le principali agenzie, incluse NASA, ESA e Roscosmos – prevedono che ogni equipaggio in orbita disponga sempre di una capsula pronta al rientro, in caso di depressurizzazione, incendio, guasto critico ai sistemi di supporto vitale o altri scenari estremi. L’assenza temporanea di questo requisito rende la posizione degli astronauti della Shenzhou 21 più precaria rispetto a casi simili avvenuti in passato.
Il paragone con il caso Starliner della NASA
La vicenda ricorda quella degli astronauti NASA Butch Wilmore e Suni Williams, arrivati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel 2024 a bordo della capsula Boeing Starliner. Dopo una serie di guasti – tra cui perdite di elio e problemi ai propulsori – il veicolo era stato rispedito a Terra senza equipaggio per evitare rischi durante il rientro. Nonostante ciò, Wilmore e Williams non si sono mai trovati realmente “bloccati” nello Spazio: sulla ISS erano presenti altre capsule Crew Dragon e Soyuz, in grado di ospitarli in caso di emergenza, anche se con un viaggio più affollato del previsto.
Per l’equipaggio cinese attuale, questa opzione non esiste.
La soluzione cinese: un nuovo veicolo in fase di preparazione
La Cina mantiene da anni la politica di tenere un razzo Long March 2F e una capsula Shenzhou in uno stato di “pronta disponibilità” presso il centro di lancio di Jiuquan, per far fronte a emergenze. Un veicolo di emergenza può essere lanciato in soli 8,5 giorni. Per l’equipaggio Shenzhou 21, il conto alla rovescia è quasi certamente già iniziato.
Le autorità spaziali cinesi hanno confermato che la capsula Shenzhou 22 sarà lanciata verso Tiangong “al momento opportuno“, con ogni probabilità senza equipaggio, per fornire un mezzo di ritorno sicuro ai 3 astronauti attualmente a bordo.
Una stazione sempre più attiva, ma vulnerabile ai detriti
Tiangong, composta da 3 moduli e con una massa pari a circa il 20% della ISS, è diventata in pochi anni un avamposto orbitale stabile e intensamente utilizzato. La missione Shenzhou 21 è la 10ª con equipaggio, segno della crescente maturità del programma umano cinese. Ciononostante, come la ISS e i satelliti in orbita bassa, anche Tiangong è esposta al problema sempre più urgente dei detriti spaziali, che includono resti di razzi, frammenti di vecchi satelliti e schegge derivanti da collisioni pregresse.
Il danno subito dalla capsula Shenzhou 20 è un ulteriore campanello d’allarme sul rischio crescente per astronauti e infrastrutture orbitanti.
In attesa di Shenzhou-22: giorni di vigilanza estrema
Finché una nuova capsula non sarà attraccata alla stazione, i 3 astronauti cinesi vivranno settimane di lavoro e prudenza.
Sebbene la situazione sia sotto controllo e le probabilità di un’emergenza critica rimangano basse, la mancanza di un veicolo di salvataggio rappresenta un rischio che nessuna agenzia spaziale desidera prolungare.
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