Nel cuore selvaggio del versante molisano del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si sono svolte, per un’intera settimana, le delicate operazioni di ricerca della madre della cucciola di orso marsicano recuperata nei pressi di Pizzone, la sera di venerdì 9 maggio 2025. Un intervento urgente e complesso, scattato dopo il ritrovamento del giovane esemplare femmina che vagava da sola nel territorio, apparentemente senza alcun segno della presenza materna.
Fin dal giorno successivo al ritrovamento, guardiaparco e Carabinieri Forestali hanno battuto ogni angolo della zona interessata, un’area ampia e impervia che si estende per oltre 300 ettari. Lo scopo era uno: comprendere se la cucciola si fosse smarrita a seguito di un evento traumatico, come la morte della madre, o se invece si trattasse di una separazione temporanea, magari dettata da un comportamento di protezione. L’eventualità più temuta, quella della scomparsa della madre, non ha trovato conferme. Nessun indizio, nessuna traccia di predazione o di decesso è emersa nel corso delle perlustrazioni, nemmeno tra i resti di altri animali.

Per ampliare il raggio delle ricerche e aumentarne l’efficacia, le operazioni sono state supportate anche dall’impiego di un drone dotato di termocamera, fornito e gestito dalla Protezione Civile della Regione Molise. Questa tecnologia ha permesso un monitoraggio aereo accurato, che ha consentito di localizzare diversi animali selvatici presenti nella zona, ma nessuna sagoma riconducibile alla madre della piccola orsa. L’intervento ha rappresentato un importante esempio di collaborazione tra enti, con un coordinamento efficace che ha integrato risorse umane e tecnologiche.
Nonostante l’assenza fisica della madre, le immagini delle fototrappole installate nella stessa area hanno fornito un indizio rivelatore: già dalla mattina del 9 maggio, la cucciola risultava sola, mentre nella medesima zona venivano rilevati movimenti di orsi maschi. Un elemento che apre a un’ipotesi alternativa e del tutto naturale: quella che la madre, nel tentativo di proteggere il cucciolo dalla possibile aggressività dei maschi adulti in calore – notoriamente pronti ad attaccare i cuccioli per riportare in estro le femmine – si sia volontariamente allontanata per depistare eventuali minacce. Un comportamento osservato in passato tra gli orsi e che potrebbe spiegare l’assenza temporanea della madre senza dover ricorrere a scenari drammatici.
Intanto, la giovane orsa trovata sola sta ricevendo tutte le cure necessarie presso le strutture del Parco di Pescasseroli. In un ambiente sicuro e controllato, la cucciola cresce bene e mostra segni di buona salute, seguita attentamente da biologi e veterinari esperti. La sua storia, al contempo fragile e tenace, rappresenta un ulteriore monito sull’importanza di tutelare una delle specie più rare e simboliche della fauna italiana, l’orso bruno marsicano.
Le attività di monitoraggio e protezione proseguiranno, come sempre, con l’obiettivo di garantire la massima tutela agli individui presenti sul territorio, attraverso un approccio che coniuga il rigore scientifico alla sensibilità ambientale.
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