Un’immagine satellitare suggestiva, scattata il 18 maggio scorso, ha mostrato la Sicilia avvolta da un sottile velo di fumo che si estendeva dal basso Tirreno fino allo Ionio. A colpo d’occhio sembrerebbe il risultato di un’attività locale, ma la verità è molto più sorprendente: quella nube rarefatta ha attraversato metà emisfero prima di giungere sull’Italia.
Un viaggio lungo 8000 km: il fumo dal Canada alla Sicilia
Il fenomeno è stato generato da un grande incendio boschivo scoppiato il 14 maggio in Manitoba, nella zona del Lac du Bonnet, in Canada. In appena quattro giorni, le correnti atmosferiche ad alta quota hanno trasportato le particelle di fumo per oltre 8000 chilometri, fino a raggiungere il cuore del Mediterraneo.

È una dimostrazione concreta di quanto sia interconnesso il nostro sistema climatico globale: ciò che avviene in una remota regione del Nord America può influenzare, seppur in modo sottile, le condizioni meteorologiche e visive di luoghi molto lontani, come la nostra Sicilia.
Il Mediterraneo sotto un velo: come si manifesta il trasporto del fumo
Il trasporto transcontinentale del fumo non è un evento raro, ma ogni volta sorprende per la rapidità e la vastità della copertura. In questo caso, l’arrivo della nube è stato osservabile come un sottile strato di foschia in alta quota, che ha dato luogo a cieli lattiginosi e tramonti dai colori più accesi, tendenti all’arancio e al rosso intenso.
Va sottolineato che, secondo le rilevazioni e i modelli di qualità dell’aria, questo tipo di particolato rimane confinato in atmosfera, senza causare effetti significativi a livello del suolo nelle aree di arrivo. In altre parole, si tratta di un fenomeno visivamente spettacolare ma non pericoloso per la salute, almeno in contesti come quello italiano.
Fumo e circolazione atmosferica: un effetto delle dinamiche globali
Il fatto che un pennacchio di fumo canadese sia riuscito a raggiungere l’Italia meridionale è spiegabile grazie alla presenza di un flusso zonale ben sviluppato in quota – ossia venti occidentali che scorrono rapidamente da ovest verso est nell’emisfero nord. In primavera, questi flussi possono essere particolarmente efficienti nel trasportare aerosol, cenere vulcanica o fumo da incendi anche per migliaia di chilometri.
In questo caso, il passaggio del getto polare ha agito come una sorta di “nastro trasportatore” atmosferico, spingendo la massa di particelle sospese dall’America Settentrionale fin sopra il Mar Tirreno, lo Ionio e la Sicilia, dove sono state intercettate dai satelliti meteorologici.
L’evento osservato nei cieli del Sud Italia è solo l’ultima testimonianza di come gli effetti degli incendi su larga scala possano superare i confini geografici, trasformandosi in fenomeni atmosferici globali. Oltre alla componente visiva ed estetica, questi episodi ci ricordano che le dinamiche del clima e dell’atmosfera non conoscono barriere, e che ciò che accade in un’area del pianeta può avere riflessi – anche se leggeri – dall’altra parte del mondo.
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