Deve ancora scendere in campo nel 2026, ma Novak Djokovic non ha perso tempo per trovare un modo per far parlare di sé. E la notizia è di quelle che non passano certo inosservate: l’ex numero uno del mondo ha annunciato di voler abbandonare con effetto immediato la Professional Tennis Players Association, ovvero il sindacato che lui stesso aveva contribuito a creare per difendere i diritti di tutti i giocatori. Lo ha fatto con un messaggio postato su X che non mancherà certo di far discutere.
- Il messaggio: “PTPA non riflette più i miei principi e la mia integrità”
- Le accuse della PTPA contro ATP, WTA e ITF (con Nole defilato)
- Il caso Sinner e la tutela legale (ed economica) dei giocatori
Il messaggio: “PTPA non riflette più i miei principi e la mia integrità”
Djokovic ha spiegato di aver preso questa decisione nel momento in cui ha capito che il nuovo corso della PTPA si stava discostando troppo da quello che era il suo intento iniziale, oltre che ciò per cui l’ha promossa nel corso degli anni.
“Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di abbandonare completamente la Professional Tennis Players Association. Questa decisione è frutto di continue preoccupazioni in merito a trasparenza, governance e al modo in cui la mia voce e la mia immagine sono state rappresentate.
Sono orgoglioso della visione che Vasek Pospisil e io abbiamo condiviso quando abbiamo fondato la PTPA, ovvero dare ai giocatori una voce più forte e indipendente, ma è ormai chiaro che i miei valori e il mio approccio non sono più in linea con l’attuale direzione dell’organizzazione. Continuerò a concentrarmi sul tennis, sulla mia famiglia e a contribuire allo sport in modi che riflettano i miei principi e la mia integrità. Auguro ai giocatori e a tutti coloro che sono coinvolti il meglio per il futuro, ma per me questo capitolo è ormai chiuso”.
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Le accuse della PTPA contro ATP, WTA e ITF (con Nole defilato)
Negli ultimi anni in più di un’occasione la PTPA aveva fatto discutere, soprattutto negli ultimi tempi quando non erano mancate accuse rivolte al sistema ATP, WTA e ITF. Le azioni legali annunciate la scorsa primavera nei confronti dei massimo organismi che gestiscono il tennis mondiale, accusati di aver dato vita a un sistema “corrotto, illegale e abusivo”, avevano scatenato reazioni piuttosto stizzite e minacce di contro denunce.
Il direttore esecutivo Ahmad Nassar si era spinto oltre: “Il tennis è rotto, poiché i giocatori sono intrappolati in un sistema ingiusto che ne sfrutta il talento, senza dar loro la possibilità di guadagnare quanto meriterebbero, mettendone a repentaglio salute e sicurezza”. Djokovic però già si era defilato in quell’occasione, dal momento che il suo nome non figurava tra i firmatari della denuncia.
Tra i punti criticati dalla PTPA, il “sistema di punteggio draconiano”, con l’obbligo di partecipare a un numero minimo di tornei stagionali per non perdere bonus, “il calendario insostenibile spalmato su 11 mesi dell’anno e gli orari spesso fuori controllo nei quali far disputare le partite” (si ricorda il precedente di Sinner a Parigi-Bercy 2023, quando finì il match con McDonald, optando poi per non disputare quello successivo contro de Minaur).
Il caso Sinner e la tutela legale (ed economica) dei giocatori
Tra le accuse portate avanti dal sindacato, anche quelle relative alla gestione dei controlli antidoping, specialmente quelli a sorpresa. La PTPA difese a spada tratta anche Sinner nella vicenda Clostebol: Nassar definì la situazione come “ingiusta, col giocatore coinvolto in una disputa politico-legale tra ITIA e Wada”.
Djokovic si stupì soprattutto dei 5 mesi di silenzio che passarono tra il controllo di Indian Wells e l’annuncio della positività alla sostanza non consentita, arrivato mentre Sinner era a Cincinnati, oltre che dal trattamento differente avuto nei riguardi dell’allora numero 1 del mondo.
“Incoerenza dei protocolli e confronti tra i vari casi hanno generato confusione”, disse Nole. “Ci sono giocatori che sono stati sospesi senza nemmeno essere stati sottoposti a controlli o per non aver comunicato la loro reperibilità, mentre altri attendono che il loro caso venga risolto da più di un anno, ma essendo di classifica minore a pochi interessa decidere il da farsi”. Djokovic con la PTPA fu tra i fautori del progetto di difesa legale dei giocatori coinvolti in casi doping o corruzione, offrendo loro le risorse economiche per difendersi.
