La notte del 7 settembre il deserto del Kalahari è piombato nell’oscurità: l’ombra della Terra ha avvolto la Luna piena in un’eclissi totale, offrendo agli astronomi un’occasione irripetibile. Proprio in quel momento, sotto i cieli limpidi della Namibia, i due astrofili Michael Jäger e Gerald Rhemann hanno puntato i loro strumenti verso un visitatore straordinario: la cometa interstellare 3I/ATLAS. “Abbiamo approfittato dell’eclissi per realizzare una ripresa profonda della cometa, sfruttando il cielo perfettamente scuro”, raccontano. Le immagini ottenute hanno mostrato un dettaglio sorprendente: la chioma del corpo celeste appariva verde brillante, con un’estensione di circa 2 primi d’arco, chiaramente visibile nei filtri blu e verde.
Il fenomeno non è nuovo per chi osserva le comete. Anche gli astri chiomati del nostro Sistema Solare spesso brillano di verde, una tonalità dovuta alla presenza di carbonio biatomico (C2). Ad agosto spettroscopie condotte dagli astronomi del Kitt Peak avevano rivelato una forte carenza di C2, classificando la cometa come una delle più povere di catene carboniose mai osservate. La nuova emissione verde potrebbe dunque essere frutto di una produzione di C2 iniziata solo a settembre, oppure il risultato di un diverso mix di gas e polveri capace di imitare la colorazione tipica delle comete, ma con una chimica del tutto inusuale. E’ quanto riporta spaceweather.
La vicenda resta aperta e appassionante: la cometa 3I/ATLAS, proveniente da un altro sistema stellare, continuerà il suo viaggio nelle prossime settimane, offrendo ulteriori dati agli astronomi e forse nuove sorprese sulla sua composizione. Un segnale che lo studio delle comete interstellari non è solo un esercizio di osservazione, ma una finestra privilegiata sulla chimica di mondi lontani.
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