Ogni anno, a inizio novembre, Rimini diventa il punto in cui la transizione ecologica smette di essere teorica e diventa qualcosa che si può vedere e toccare: padiglioni, tecnologie, aziende, startup, idee, progetti e persone che lavorano concretamente per trasformare il modo in cui produciamo, consumiamo e gestiamo le risorse.

L’edizione 2025 di Ecomondo, chiusa il 7 novembre, ha confermato una tendenza evidente: la transizione ecologica continua ad avanzare anche quando la geopolitica mondiale sembra remare contro. Non a caso, le presenze di quest’anno hanno superato quelle del 2024 (+7 per cento), e i visitatori stranieri sono cresciuti del dieci per cento. Nonostante le tensioni sui mercati globali, la domanda di soluzioni sostenibili non rallenta.
Tra i padiglioni: dove la sostenibilità smette di essere un concetto astratto
A Ecomondo, la parola “transizione” prende una forma tangibile: repowering di pannelli fotovoltaici, sistemi che recuperano materiali preziosi dagli smartphone, mezzi per la pulizia urbana che sembrano arrivati dalle città del futuro.
L’edizione 2025 ha ampliato ulteriormente lo spazio espositivo, articolato in sette aree tematiche che attraversano gestione dell’acqua, economia circolare, bioeconomia ed energie rinnovabili.
Tra le novità, il ritorno di Sal.ve, l’esposizione dedicata ai veicoli per la raccolta dei rifiuti e la pulizia urbana. Un settore spesso percepito come “di servizio”, ma che nella realtà definisce una parte essenziale della qualità urbana: le strade pulite, la capacità di separare e recuperare materiali, il modo in cui le città funzionano davvero fa parte del quotidiano degli spazi in cui viviamo.
Molto visitata anche l’area dedicata ai rifiuti elettronici. Nei primi otto mesi del 2025 l’Italia ha raccolto oltre 236mila tonnellate di Raee domestici, un dato che mostra sia il ritmo dei consumi sia la necessità di considerare queste apparecchiature come vere e proprie miniere urbane. Eppure, la raccolta e il riciclo restano ancora lontani dal potenziale: oggi siamo attorno al 15 per cento. A ricordarlo, già all’ingresso, c’era anche l’installazione Weee-start, che ha messo in evidenza l’impatto dei Raee e la necessità di sviluppare sistemi di recupero più efficaci.
L’Innovation district ha mostrato, invece, il lato più dinamico del settore: startup specializzate nella tracciabilità dei materiali, nel monitoraggio satellitare degli ecosistemi costieri, nelle bioplastiche derivate da scarti vegetali e molto altro. Segnali di una sostenibilità che non è più un comparto isolato, ma un motore trasversale che attraversa ricerca, industria e tecnologia.
Stati generali della green economy: come sta davvero il sistema italiano
Ogni anno, Ecomondo ospita anche gli Stati generali della green economy, la due giorni che mette a fuoco lo “stato di salute” della transizione italiana. L’edizione 2025 ha messo al centro una questione semplice: come si fa ad avanzare quando il contesto energetico e geopolitico è instabile?
La risposta arriva dai dati che, in molti casi, parlano di un paese che sta costruendo basi solide. Per esempio, nel 2024 la produzione elettrica da fonti rinnovabili ha raggiunto il 49 per cento del totale nazionale, mentre sul fronte dell’economia circolare l’Italia continua a essere un riferimento europeo: il tasso di riciclo ha toccato l’86 per cento dei rifiuti totali, confermando un primato ormai strutturale.

Emergono però anche zone d’ombra: nel 2024 le emissioni sono diminuite un quarto rispetto all’anno precedente e per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 servirà accelerare con decisione. Anche il consumo energetico torna a crescere (+1,5 per cento), così come il consumo di suolo, mentre la mobilità resta uno dei nodi più critici: l’Italia è tra i paesi europei con più auto pro capite e la quota di elettrico (7,6 per cento) è ancora molto lontana dalla media Ue.
Il valore della fiera: ascoltare chi la transizione la fa davvero
La forza di Ecomondo sta anche nel suo essere un luogo di confronto: persone provenienti da ambiti tecnici, scientifici, imprenditoriali, istituzionali e dall’ecosistema delle startup si ritrovano negli stessi spazi, portando competenze e prospettive diverse.
Quest’anno, la Vip lounge è stata uno dei punti nevralgici di questo dialogo, ospitando realtà molto differenti tra loro: dai consorzi attivi nelle filiere dei materiali alle aziende impegnate nella gestione delle acque, fino ai progetti dedicati alla mobilità sostenibile, al riciclo chimico e alla sostenibilità industriale.
In questo contesto si è inserita anche la presenza di LifeGate, che ha potuto raccontare la fiera attraverso la voce dei suoi protagonisti: storie, esperienze e visioni che permettono di leggere la transizione ecologica non solo attraverso dati e indicatori, ma attraverso le scelte di chi la porta avanti ogni giorno.
Le conversazioni raccolte in Vip lounge mostrano la varietà di approcci che convivono all’interno della transizione e offrono uno sguardo diretto sul modo in cui imprese, ricerca e istituzioni stanno interpretando il cambiamento.
Quando si parla di transizione, anche la comunicazione conta
Un altro tema centrale è stato anche il ruolo della comunicazione. Raccontare la sostenibilità in modo corretto significa dare alle persone strumenti per capire, scegliere e valutare, creando un linguaggio comune tra cittadini, imprese e istituzioni. Tra i diversi momenti che hanno coinvolto LifeGate, c’è stato anche il Forum della buona comunicazione, dove Giovanni Mori – host del podcast di LifeGate News dal pianeta Terra – ha partecipato alla tavola rotonda “Smascherare i falsi dilemmi: un lavoro di squadra”.
Nel suo intervento, ha invitato a superare l’idea – ancora diffusa – che sostenibilità e competitività siano due strade opposte. “Stare meglio e avere un pianeta vivibile non è un dilemma”, ha ricordato, sottolineando l’importanza di affiancare ai dati le storie. Il dibattito del Forum, promosso da Ecomondo insieme a Ferpi, al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica e all’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, ha riportato al centro un’esigenza sempre più evidente: una comunicazione rigorosa, trasparente e capace di costruire fiducia.
Cosa ci lascia Ecomondo 2025
L’edizione 2025 di Ecomondo lascia un messaggio chiaro: dietro tecnologie, impianti e modelli industriali, la transizione ecologica riguarda dimensioni molto concrete della nostra vita quotidiana. Rifiuti elettronici, acqua, energia, mobilità, scelte di consumo sono elementi che, spesso senza che ce ne accorgiamo, influenzano costi, qualità della vita e prospettive future.
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Allo stesso tempo, la fiera restituisce l’immagine di una transizione che avanza dentro una complessità reale. Le tecnologie disponibili evolvono, le imprese sperimentano nuovi modelli, le filiere industriali si riorganizzano e i territori cercano risposte a fenomeni climatici sempre più evidenti. Per consolidare i progressi, però, serviranno politiche stabili, investimenti mirati e una visione capace di tenere insieme decarbonizzazione, economia circolare, tutela delle risorse naturali e innovazione sociale.
Ecomondo non offre soluzioni immediate, ma svolge un ruolo essenziale: mettere a confronto attori diversi, rendere visibile lo stato dell’arte e chiarire dove la transizione sta funzionando e dove invece richiede un passo ulteriore. Ciò che è certo è che la transizione è già in corso e sta ridefinendo il modo in cui viviamo e produciamo; comprenderla – e orientarla – sarà la sfida dei prossimi anni.

