Il 27 marzo 1964, alle 17:36 ora locale, l’Alaska fu scosso dal più potente terremoto mai registrato negli Stati Uniti, con magnitudo 9.2. L’epicentro si trovava nel Prince William Sound, nell’Alaska centro-meridionale, ma le conseguenze furono devastanti in un’ampia area, con effetti che si propagarono fino alla costa occidentale degli Stati Uniti e perfino alle Hawaii.
La città più colpita fu Anchorage, dove edifici crollarono e il suolo si spaccò, distruggendo strade e infrastrutture. Le onde di tsunami generate dal sisma si abbatterono sulle comunità costiere, causando danni incalcolabili. In totale, il disastro provocò 125 vittime, un numero relativamente contenuto grazie alla bassa densità abitativa della regione.
Il terremoto durò circa 4 minuti, sconvolgendo il territorio con violente scosse e fenomeni di liquefazione del suolo. Fu così potente da provocare variazioni geologiche permanenti, tra cui l’innalzamento di intere porzioni di costa e lo sprofondamento di altre.
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