Il 28 luglio 1883, alle 21:25, l’isola di Ischia fu sconvolta da un devastante terremoto che causò la morte di 2.333 persone, tra cui 625 turisti giunti sull’isola per la stagione estiva. L’epicentro interessò in particolare la parte nordoccidentale dell’isola, colpendo duramente Casamicciola, Lacco Ameno e Forio. A Casamicciola, rinomato centro termale con circa 4.300 abitanti, crollò l’80% degli edifici: 537 fabbricati vennero rasi al suolo, mentre i restanti risultarono inagibili. Gravi danni si registrarono anche a Lacco Ameno, dove caddero 262 case su 389, e a Forio, dove le contrade Monterone e Tirone furono quasi completamente distrutte.
Le conseguenze furono drammatiche anche nelle chiese, negli alberghi e nelle ville: la cupola della chiesa del Soccorso a Forio crollò, l’Hôtel Bellevue subì pesanti lesioni e Villa Maresca rimase gravemente danneggiata. Anche gli altri comuni dell’isola, come Barano e Serrara, riportarono gravi danni a edifici pubblici e religiosi.
La violenta scossa fu percepita fino a Napoli e, più debolmente, a Roma. Nei giorni e nei mesi successivi si susseguirono numerose repliche, aggravando ulteriormente la distruzione. La tragedia mise in ginocchio l’isola, segnando profondamente la sua storia.
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