Il 3 dicembre 1999 la NASA viveva uno dei momenti più difficili del suo programma di esplorazione di Marte. La sonda Mars Polar Lander, progettata per studiare l’atmosfera e il clima delle regioni polari del pianeta, smise improvvisamente di comunicare con la Terra pochi istanti prima dell’ingresso nell’atmosfera marziana. Quel silenzio radio segnò l’inizio di uno dei fallimenti più emblematici dell’era spaziale moderna. La missione, parte del programma Mars Surveyor, avrebbe dovuto atterrare vicino al Polo Sud marziano per analizzare il suolo ghiacciato, cercare tracce d’acqua e monitorare i cicli stagionali del pianeta. Dopo un viaggio interplanetario senza anomalie, il lander iniziò la fase di discesa automatizzata. Ma mentre le antenne a Terra attendevano il segnale dell’accensione dei retrorazzi, non arrivò nulla. Le successive settimane di tentativi di ristabilire il contatto si rivelarono inutili.
Indagini post-missione suggerirono un possibile errore nei sensori delle gambe di atterraggio: la sonda avrebbe “creduto” di essere già al suolo, spegnendo i motori troppo presto e precipitando.
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