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Il G20 spinge per aumentare la finanza climatica alla Cop29

Il G20 spinge per aumentare la finanza climatica alla Cop29
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Un raggio di ottimismo si è fatto strada nei negoziati della Cop29, grazie al sostegno arrivato dal G20 di Rio de Janeiro. I leader del G20 hanno inviato un chiaro messaggio, dando la spinta necessaria per un potenziale sblocco del negoziato sugli aiuti ai paesi vulnerabili al cambiamento climatico. Il documento finale del vertice di Rio ribadisce la necessità di “aumentare la finanza climatica da miliardi a migliaia di miliardi”, un passo fondamentale per il futuro degli impegni internazionali contro il riscaldamento globale.

Il presidente della Cop29, Mukhtar Babayev, aveva precedentemente espresso preoccupazione sull’esito del negoziato, facendo un appello ai membri del G20 affinché fornissero un “segnale positivo sul suo impegno immediato ad affrontare la crisi climatica“. L’attesa risposta è arrivata con il paragrafo 43 del documento finale del summit carioca: “Noi ribadiamo la Dichiarazione dei leader di New Delhi (al G20 del settembre 2023, n.d.r.) sulla necessità di aumentare sostanzialmente e rapidamente la finanza climatica da miliardi a migliaia di miliardi da tutte le fonti“.

L’obiettivo prioritario della conferenza di Baku è l’istituzione di un nuovo fondo per gli aiuti ai paesi vulnerabili, che dal 2026 sostituirà il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno previsto dall’Accordo di Parigi. Tuttavia, dopo oltre una settimana di negoziati, i risultati concreti sono ancora lontani. I paesi emergenti e in via di sviluppo, rappresentati dal G77+Cina, chiedono 1.300 miliardi di dollari all’anno, principalmente in finanziamenti pubblici a fondo perduto, senza un controllo eccessivo sull’utilizzo dei fondi. In risposta, i paesi ricchi ribattono che non è possibile allocare una cifra così elevata solo tramite risorse pubbliche e propongono di includere anche prestiti da banche multilaterali di sviluppo e da istituzioni private, sottolineando la necessità di criteri rigorosi per la valutazione degli investimenti e per il monitoraggio della destinazione dei fondi. Inoltre, chiedono un allargamento della base dei donatori, con l’inclusione della Cina.

Alla luce di queste divergenze, il negoziato entra ora nel vivo della discussione tecnica. Come ha sottolineato Simon Stiell, segretario esecutivo dell’Unfccc, l’agenzia per il clima dell’Onu che organizza la conferenza, “i leader del G20 hanno mandato un chiaro messaggio ai loro negoziatori alla Cop29: non lasciate Baku senza un nuovo obiettivo di finanza“.

In questa cornice, Yalchin Rafiyev, capo negoziatore della Cop29, ha espresso gratitudine per il sostegno ottenuto dalla presidenza della conferenza. Il presidente brasiliano Lula, nel frattempo, ha esortato i paesi del G20 a non rimandare ulteriormente: “Non possiamo rinviare a Belem (la Cop30 dell’anno prossimo, n.d.r.) il compito di Baku“.

Anche l’Italia, rappresentata dal premier Giorgia Meloni, ha ribadito il proprio impegno: “L’Italia si appresta a rafforzare l’impegno comune, anche finanziario, per raggiungere gli ambiziosi traguardi” fissati alla Cop28 di Dubai. Meloni ha poi aggiunto che G7 e G20 “possono camminare insieme” per una transizione energetica “giusta, equa e sostenibile“.

Il negoziato ha visto entrare in scena anche i ministri dell’Ambiente e dell’Energia, tra cui Gilberto Pichetto per l’Italia. “Si sta ragionando sull’entità del fondo e su come raggiungere i nuovi obiettivi“, ha spiegato. “Quando si parla di cifre, bisogna stabilire se è una cifra globale al 2035, oppure se è una cifra annuale, cosa su cui ho delle riserve. La mia posizione è di ragionare su un numero globale, perché può essere qualcosa in progress negli anni, e anche perché possono aggiungersi nuovi contributori“.

La conferenza di Baku giunge ora a un momento cruciale, con l’attesa di una nuova bozza di accordo che dovrebbe essere presentata in serata, destinata a definire i contorni dell’accordo finanziario sul clima che potrebbe segnare un passo decisivo nella lotta al cambiamento climatico.

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