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Spagna: a un mese dal blackout ancora incognite su cause e futuro del nucleare

Spagna: a un mese dal blackout ancora incognite su cause e futuro del nucleare
Blackout Spagna e Portogallo futuro

Ad un mese esatto dal colossale blackout che ha colpito la Spagna e il Portogallo, non sono ancora state chiarite le cause dell’incidente che ha lasciato senza elettricità milioni di persone per una decina di ore. L’accaduto ha sollevato critiche rispetto al grande impiego di rinnovabili da cui nel 2024 è stato generato circa il 57% dell’elettricità in Spagna, e ha riaperto interrogativi sul futuro del nucleare nel Paese. Il governo di Pedro Sanchez ha difeso la sua politica energetica. Lo stesso Premier, in un’informativa al Congresso dei deputati, ha rimarcato che “non ci sono prove empiriche” che dimostrino che il blackout sia stato frutto di un eccessivo utilizzo delle rinnovabili, sottolineando che il 28 aprile il sistema elettrico funzionava con livelli di rinnovabili inferiori a quelli di “molti giorni prima”.

Oggi il vicepremier e ministro della Transizione ecologica, Sara Aagesen, che ha preso il posto di Teresa Ribera nell’esecutivo, ha bollato come “bufala” la tesi riportata dal quotidiano britannico The Daily Telegraph, sposata dal Partito popolare spagnolo, che l’incidente sia stato provocato da un esperimento delle autorità spagnole con le rinnovabili.

Poche informazioni sulle cause del blackout

Al di là delle smentite, l’esecutivo ha fornito finora poche informazioni sulle cause del grande blackout. Quello che si sa è che potrebbe esserci stato un problema di sovratensione, che sarebbe legato alla perdita di generazione in tre sottostazioni elettriche a Granada, Badajoz e Siviglia. Province, ricorda El Paìs, dove c’è una grande presenza di impianti fotovoltaici, ma anche di altre tecnologie. Aagesen ha anche riferito di registrazioni di oscillazioni nel sistema elettrico europeo mezz’ora prima del blackout.

Oggi il Congresso dei deputati ha approvato la creazione di due commissioni d’inchiesta sull’incidente, una promossa dai partiti al governo e un’altra dall’opposizione.

Nucleare

Il blackout ha galvanizzato i sostenitori dell’energia nucleare, un’energia stabile a tutte le ore del giorno, che la Spagna dovrebbe abbandonare, secondo i piani, entro il 2035. L’obiettivo del governo sarebbe quello di arrivare nel 2030 a generare l’81% della propria energia elettrica da fonti rinnovabili. Al momento, la Spagna conta sette reattori in cinque centrali nucleari. Nel 2019, le compagnie energetiche proprietarie delle centrali hanno firmato con Enresa, la società pubblica spagnola responsabile della gestione dei rifiuti radioattivi, un piano di chiusura degli impianti da mettere in atto tra il 2027 e il 2035. La prima centrale a dover chiudere è quella di Almaraz, in Estremadura.

“Attualmente non esiste nessun problema tecnico nel prolungare la vita delle centrali nucleari“, spiega a LaPresse il professor Diego Rodríguez, docente all’Università Complutense di Madrid, esperto di energia, mercati elettrici e transizione energetica, “sono molto sicure in termini di standard internazionali, anche se naturalmente sappiamo che il 100% della sicurezza non esiste”. Nonostante le centrali abbiano circa 40 anni di vita, secondo il professore, “sono state modernizzate nel corso degli anni”. Attualmente forniscono il 20-25% della produzione di energia elettrica in Spagna.

Rodríguez spiega che “oggi sarebbe impossibile sostituire l’energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari con le rinnovabili“. In futuro bisognerà vedere l’evolversi della situazione. “Non è lo stesso chiudere un reattore o chiuderne sette, probabilmente il primo e anche il secondo potranno essere chiusi senza problemi“, ma “man mano che si andrà avanti bisognerà valutare la situazione. L’importante è che il piano sia realistico”, sottolinea, e la chiave è nello sviluppo di sistemi di stoccaggio dell’energia da fonti rinnovabili.

Per far sì che una centrale venga chiusa è la compagnia energetica che ne ha la proprietà a dover avanzare la richiesta al Ministero per la Transizione ecologica, che prima di dare l’ok dovrà chiedere un rapporto a Red Electrica, la società che amministra la rete elettrica nazionale in Spagna, per verificare che questa chiusura non comporti dei rischi per la somministrazione di energia, riferisce l’esperto. Le compagnie energetiche in Spagna hanno sollevato il problema dell’alta tassazione che grava sulle centrali nucleari e che fa sì che questa energia diventi meno remunerativa delle rinnovabili, sebbene in partenza sia meno costosa. Oltre ai costi per gli investimenti che richiede il Consiglio di sicurezza nucleare, che vigila sulla sicurezza degli impianti, c’è la tassa che viene pagata a Enresa e che servirà in futuro per coprire i costi di smantellamento delle centrali quando verranno chiuse. Iberdrola ha recentemente chiesto all’esecutivo di abbassare la tassazione.

Molteplici cause scatenanti

La scorsa settimana, durante il VI Forum internazionale Expansión, i CEO delle compagnie energetiche, come Naturgy e Iberdrola, hanno riflettuto sul blackout. Nel complesso hanno affermato di ritenere che siano state molteplici le cause scatenanti, non hanno puntato il dito contro le rinnovabili, ma hanno affermato che occorre migliorare i sistemi di stoccaggio di questa energia e hanno rimarcato che occorrerebbe ripensare il piano di chiusura delle centrali nucleari.

Sanchez ha detto nei giorni scorsi di essere disposto ad ascoltare le compagnie energetiche se si “accordano su un calendario diverso che estende la vita oltre il 2027″ delle centrali, ma che per fare ciò “occorre garantire la sicurezza della popolazione, che i cittadini non debbano pagare di più le bolletta dell’elettricità e che la misura sia conveniente per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico”.

Le interconnessioni elettriche

Uno dei punti su cui sta insistendo il governo spagnolo è poi quello delle interconnessioni elettriche. Le interconnessioni con la Francia sono ora al 3% rispetto all’obiettivo del 15% posto da Bruxelles, e Madrid e Lisbona accusano Parigi di non volerle aumentare per una questione di concorrenza con l’energia più economica che viene dalla Penisola Iberica. Secondo i governi iberici, il blackout sarebbe stato meno grave e il ripristino dell’elettricità più rapido se ci fossero state interconnessioni maggiori con la Francia.

Nei giorni scorsi, Spagna e Portogallo hanno inviato una lettera alla Commissione europea chiedendo un “impegno politico e finanziario concreto” affinché il sistema elettrico della Penisola Iberica possa essere maggiormente interconnesso con il resto del continente attraverso la Francia.

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