Negli ultimi giorni gli osservatori solari hanno individuato un buco coronale nella parte equatoriale dell’atmosfera del Sole, la cosiddetta corona solare. Da questa regione, caratterizzata da un campo magnetico aperto e una temperatura più bassa rispetto alle aree circostanti, sta fuoriuscendo un flusso di vento solare diretto verso la Terra. Secondo i modelli di previsione dell’attività solare, questo flusso dovrebbe raggiungere il nostro pianeta tra il 6 e il 7 novembre, portando con sé un incremento della densità e della velocità delle particelle cariche che investono la magnetosfera terrestre.
Cosa significa “vento solare”
Il vento solare è un flusso continuo di particelle – principalmente protoni ed elettroni – che si stacca dalla corona del Sole e viaggia attraverso il Sistema Solare a velocità di centinaia di chilometri al secondo. Quando questo vento interagisce con il campo magnetico terrestre, può comprimere e deformare la magnetosfera, generando tempeste geomagnetiche.
Nel caso in questione, si ipotizza una tempesta classe G1, ossia il livello più basso nella scala dello Space Weather Prediction Center della NOAA che misura l’intensità di tali eventi. Anche se definita “minore”, una tempesta G1 può comunque avere effetti misurabili: leggere fluttuazioni nelle reti elettriche ad alta latitudine, piccole variazioni nell’orientamento dei satelliti e disturbi temporanei alle comunicazioni radio a onde corte.
Spettacolo nei cieli: le aurore polari
L’effetto più spettacolare di questi eventi resta però visibile a occhio nudo: le aurore boreali e australi. Quando le particelle del vento solare penetrano negli strati superiori dell’atmosfera terrestre, eccitano le molecole di ossigeno e azoto, producendo bagliori verdi, rossi e viola nei cieli notturni.
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