Un nuovo studio della USC Leonard Davis School of Gerontology, pubblicato su Science Advances, mette in luce come l’esposizione al caldo estremo possa accelerare l’invecchiamento biologico, soprattutto nelle persone anziane che vivono in quartieri con temperature elevate. I risultati della ricerca, che coinvolge oltre 3.600 partecipanti provenienti da tutte le aree degli Stati Uniti, mostrano una correlazione preoccupante tra le ondate di calore e il rapido invecchiamento molecolare.
L’età biologica, a differenza di quella cronologica, è un indicatore più preciso del benessere dell’organismo a livello cellulare e molecolare. Un invecchiamento biologico più rapido è associato a un maggiore rischio di malattie e morte prematura. Fino ad oggi, il legame tra il caldo estremo e l’invecchiamento biologico non era stato esplorato in modo approfondito. Questo studio ha analizzato il cambiamento dell’età biologica nel tempo, utilizzando strumenti epigenetici per esaminare i campioni di sangue dei partecipanti. In particolare, si è studiato l’effetto della metilazione del DNA, un processo che può attivare o disattivare i geni, influenzando l’invecchiamento.
I ricercatori hanno scoperto che le persone che vivono in aree con ondate di calore estremo, con temperature superiori ai 32°C per oltre metà dell’anno, mostrano un invecchiamento biologico fino a 14 mesi più rapido rispetto a chi vive in regioni più fresche. I fattori che aggravano l’impatto del caldo sono la combinazione di alte temperature e umidità, poiché gli anziani, che sudano meno, hanno una capacità ridotta di raffreddamento corporeo.
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