| Affezionate spettatrici e cari spettatori del Cinema Teatro delle Arti, vi auguriamo di cuore un sereno e felice 2026! Che possa essere un anno pieno di visioni originali e stimolanti, emozionanti e divertenti, interessanti e appaganti, curiose e sfaccettate, in grado di dare forma e voce alla complessità e alla vastità della realtà che ci circonda.
Il nostro anno è iniziato in bellezza nel pomeriggio di Capodanno con la prima proiezione di Primavera, uno splendido romanzo di formazione ed emancipazione femminile ambientato nella Venezia di Vivaldi e interpretato da una magnifica e splendente Tecla Insolia, astro nascente del cinema italiano (la splendida protagonista di L’arte della gioia) e da un misurato, attento ed efficace Michele Riondino. Un’opera dai valori produttivi importanti, con un comparto tecnico di prima grandezza (Walter Fasano al montaggio, Daria D’Antonio alla fotografia, Ludovica Rampoldi alla sceneggiatura) e una narrazione classica, solida e avvincente. Il film di Damiano Michieletto rimarrà in programmazione fino al giorno della Befana, non perdetelo!
A seguire, da sabato 10 a mercoledì 21 gennaio, ci faremo travolgere dal ciclone Checco Zalone e dalla sua ultima commedia, Buen Camino. Diretta da Gennaro Nunziante, il regista che ad eccezione di Tolo Tolo ha diretto tutti i film interpretati da Checco Zalone, la nuova commedia capace di disintegrare ogni possibile record al box office italiano sarà in programma al Cinema Teatro delle Arti per due settimane di fila!
Dopo le sei proiezioni che abbiamo riservato al film di Zalone passeremo a Father Mother Sister Brother, il nuovo film del grande Jim Jarmusch vincitore del Leone d’oro all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia in programma sabato 24 e domenica 25 gennaio. Scritto nel giro di poche settimane e composto da tre capitoli, il film è un piccolo gioiello, minimalista e intimista, “un unico brano musicale con movimenti diversi: non si tratta di episodi separati” (Jim Jarmusch).
In Father, ambientato negli scenari innevati del New Jersey, un fratello e una sorella fanno visita al padre – interpretato da un fantastico Tom Waits – che non sembra passarsela troppo bene (sarà proprio così?). In Mother ci spostiamo a Dublino e stavolta troviamo due sorelle, molto distanti e diverse tra loro, impegnate a far visita alla madre scrittrice che le ha invitate a casa per prendere il tè accompagnato da un’infinità di dolci e pasticcini. In Sister Brother non ci sono più un padre e una madre ma solo una casa spoglia e vuota, a Parigi, dove si recano in visita per l’ultima volta due gemelli (fratello e sorella) che vi sono cresciuti insieme ai loro genitori. Un luogo che racchiude un’infinità di ricordi e memorie di una famiglia spezzata da un terribile incidente. È l’episodio più profondo, struggente e malinconico, dove la sottile e sublime ironia dei primi due capitoli viene meno per lasciare spazio ai sentimenti e all’emozione.
La sera di mercoledì 26 gennaio, ovvero qualche ora prima delle ricorrenze per il Giorno della Memoria, commemoriamo le vittime dell’Olocausto con la proiezione in lingua originale con sottotitoli in italiano di un capolavoro della Settima Arte, La zona d’interesse di Jonathan Glazer, Gran Premio della Giuria a Cannes e Oscar per il miglior film internazionale e per il miglior sonoro. Un’opera cinematografica che non può lasciare illesi o indifferenti, realizzata da una prospettiva inedita e con uno sguardo nuovo, destinata a raccogliere il testimone dei grandi film che da Schindler’s List a Il Pianista, da Train de Vie a Il figlio di Saul, hanno raccontato una delle pagine più buie e oscure della storia del Novecento. Glazer si è accostato al tema della Shoah – e non solo, perché il film guarda anche al presente e ci dice molto sulla nostra contemporaneità – con un’integrità, una radicalità e soprattutto con un’etica dello sguardo e una morale del fuori campo che solo pochissimi registi prima di lui hanno dimostrato di avere. |