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Clima, Istat: emissioni in atmosfera in calo nel 2023

Clima, Istat: emissioni in atmosfera in calo nel 2023

A 3 anni di distanza dalla crisi pandemica le emissioni di gas climalteranti dell’economia italiana hanno ripreso a diminuire, attestandosi poco sotto i 400 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (t.CO2eq.). È quanto emerge dai dati rilasciati da Istat sui principali indicatori di economia e Ambiente per gli anni 2021-2023. La riduzione, stimata per il 2023 pari al 5,3% rispetto all’anno precedente, è riconducibile principalmente all’industria della Fornitura di energia elettrica, gas vapore e aria condizionata, che ha immesso in aria il 22,2% in meno di gas climalteranti rispetto al 2022. Tale risultato è stato generato dalla contrazione sia della produzione complessiva di elettricità (-6,9%), sia dell’uso, in tale produzione, di combustibili fossili (in particolare gas naturale e carbone), grazie al maggiore ricorso a fonti rinnovabili. Di particolare rilievo anche la riduzione delle emissioni delle Industrie manifatturiere (-3,8%) e del riscaldamento domestico (-9,3%), attività che, date le quote rilevanti di emissioni che determinano (rispettivamente 21,9% e 10,3% del totale per l’Italia), hanno contribuito in maniera significativa alla riduzione totale misurata nel 2023. Contrastano questa tendenza favorevole le imprese dei Trasporti (+9,1%).(Segue).

L’intensità di emissione rispetto al Pil ha continuato a diminuire, raggiungendo le 208,3 t.CO₂eq. per milione di euro (M€), contro le 221,6 t.CO₂eq. del 2022. Anche questo indicatore ha confermato il contributo negativo delle imprese dei Trasporti, con un incremento dell’11,6% delle emissioni per M€ di valore aggiunto.

Anche l’intensità di emissione di CO₂ dei consumi energetici (calcolata come rapporto tra le emissioni di CO₂ e il Ndeu – Consumo di energia delle unità residenti – a fini energetici) nel 2023 si è ridotta (-2,4%), dopo l’inversione di tendenza del 2021 (+2,0%) e del 2022 (+2,7%). L’incremento del 2022, effetto del lieve aumento delle emissioni di CO₂ a fronte di una riduzione dei consumi energetici, è riconducibile soprattutto al cambiamento del mix energetico utilizzato nella produzione di energia elettrica in risposta alla crisi energetica e alla siccità record nel corso dell’anno. Si è registrato infatti un forte calo della produzione di energia idroelettrica (-37,4%) in favore di quella termoelettrica tradizionale (+6,5%) e, per quest’ultima, un minor ricorso al gas naturale (-1,8%) in favore di combustibili fossili a più alto contenuto di carbonio, quali carbone, prodotti petroliferi e altri.

Nel 2023, invece, la riduzione dell’indicatore è stata determinata da un calo delle emissioni di CO₂ più marcato rispetto a quello dei consumi energetici. Questa dinamica è frutto, oltre che della riduzione della produzione di elettricità (-6,9%), parzialmente compensata da un aumento delle importazioni nette (+19,2%), del minore ricorso a combustibili fossili per la sua produzione (-19,3% in complesso; gas naturale: -15,8%; carbone -41,6%) in favore delle fonti rinnovabili (+15,6% in complesso, idroelettrico +42,5%). Le emissioni climalteranti della Ue27 si sono ridotte nel 2023 di 238 Mt.CO₂eq. (-6,6%) rispetto al 2022. Contributi importanti a tale riduzione sono stati registrati in Germania (con emissioni ridotte di 74 Mt.CO₂eq., pari al 9,3% delle emissioni nazionali del 2022) e Polonia (-26 Mt.CO₂eq.; -6,3%), oltre che da Francia (-24 Mt.CO₂eq.; -5,6%), Italia (-23 Mt.CO₂eq.; -5,3%) e Spagna (-17 Mt.CO₂eq.; -5,5%). La Francia, con 157,2 t.CO₂eq/M€, è stata tra i Paesi considerati quella con l’intensità di emissione sul Pil più bassa, mentre la Polonia ha registrato un’intensità di emissione pari a 629,3 t.CO₂eq./M€, molto superiore a quella media europea (224,2 t.CO2eq./M€).

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