Migliaia di persone stanno marciando per le strade di Belém, capitale dello Stato brasiliano del Parà, per chiedere ai negoziatori impegnati nella COP30, la 30esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, azioni più incisive contro il riscaldamento globale. Sotto un sole cocente – scrive la AFP -, indigeni e attivisti si sono riuniti nella città amazzonica in un’atmosfera festosa, diffondendo musica dagli altoparlanti, portando un gigantesco pallone da spiaggia a forma di Terra e sventolando una bandiera brasiliana con la scritta “Amazzonia protetta”. Si tratta della prima grande protesta alla conferenza annuale sul clima dalla COP26 di quattro anni fa a Glasgow, poiché gli ultimi tre negoziati si sono svolti in luoghi con scarsa tolleranza per le dimostrazioni: Egitto, Dubai e Azerbaigian, sottolinea l’agenzia di stampa francese.
Definita dagli organizzatori “Grande Marcia Popolare“, la manifestazione di Belém arriva a metà dei negoziati e segue due proteste guidate dagli indigeni che hanno, seppur pacificamente, interrotto i lavori all’inizio della settimana.
Alcuni manifestanti reggono anche una gigantesca bandiera palestinese e uno striscione con la scritta “Palestina libera”. Un altro manifestante, vestito da Zio Sam, denuncia invece “l’imperialismo” americano camminando sui trampoli.
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