Il 1° febbraio 2003 lo Space Shuttle Columbia si disintegrò in volo a circa 60 km di quota sopra il Texas, causando la morte di tutti e 7 i membri dell’equipaggio. L’incidente avvenne durante il rientro nell’atmosfera terrestre, al termine della missione STS-107 della NASA. Le indagini successive rivelarono che il disastro era stato causato da un danno al bordo d’attacco dell’ala sinistra dello Shuttle. Tale danno si era verificato al momento del lancio, quando un frammento di schiuma isolante si era staccato dal serbatoio esterno e aveva colpito la struttura in carbonio rinforzato dell’ala. Questo impatto aveva creato un’apertura attraverso la quale, durante il rientro, i gas incandescenti dell’atmosfera penetrarono nella struttura, portando alla sua distruzione.
Il Columbia era il primo Shuttle operativo della NASA e aveva effettuato il suo volo inaugurale nel 1981. La missione STS-107 era stata dedicata a esperimenti scientifici in microgravità, con ricerche nei campi della fisica, della biologia e della medicina. L’equipaggio era composto da 7 astronauti: Rick Husband, William McCool, Michael Anderson, Ilan Ramon (primo astronauta israeliano), Kalpana Chawla, David Brown e Laurel Clark.
L’incidente portò a una sospensione dei voli dello Space Shuttle per oltre 2 anni e alla revisione delle procedure di sicurezza della NASA. Infine, contribuì alla decisione di ritirare l’intera flotta degli Shuttle nel 2011. Il sacrificio dell’equipaggio del Columbia ha lasciato un segno nella storia dell’esplorazione spaziale, ricordando al mondo i rischi e l’impegno degli astronauti nella ricerca scientifica oltre i confini del nostro pianeta.
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