Il 18 gennaio 1885 rimane una data tragica e indimenticabile per le valli piemontesi, colpite da 2 disastrose valanghe che causarono la morte di 236 persone. La perturbazione nevosa che aveva investito l’arco alpino piemontese tra il 13 e il 14 gennaio 1885 culminò negli ultimi due giorni, il 17 e 18, con nevicate che raggiunsero i 3-4 metri di altezza. Le valli Varaita e Susa furono le più colpite, dove si registrarono i maggiori danni e vittime.
Durante le intense nevicate, la paura delle valanghe spinse molte famiglie a rifugiarsi nelle cantine, ritenute sicure, ma in realtà furono colpite ugualmente dalla furia della neve. I soccorsi giunsero inizialmente dai valligiani scampati alla catastrofe, che con coraggio scavarono gallerie e pozzi nella neve per tentare di salvare altre persone. Successivamente, compagnie di Alpini, Carabinieri e numerosi volontari si adoperarono per il soccorso.
Il giorno più tragico fu il 18 gennaio, quando ben 95 valanghe si abbatterono su diverse località delle Alpi Piemontesi. Tra questi, i due eventi più devastanti furono quelli di Frassino e Deveys, che causarono 107 delle 236 vittime totali. La valanga di Frassino si staccò dal Monte Ricordone, travolgendo le borgate di Meyra Martin, Meyra Fasi, Oliveri e Bruna, coinvolgendo 153 persone e causando la morte di 71 persone. La valanga di Deveys, invece, colpì la piccola borgata di Exilles, distruggendo 13 case e causando 36 morti su 62 coinvolti.
Le caratteristiche geografiche delle zone colpite erano simili: entrambi i siti erano situati su pendii con inclinazioni tra i 30° e i 40°, ma la quota di distacco delle valanghe differiva, con quella di Frassino a 1776 metri e quella di Deveys a 2400 metri.
La tragedia del 18 gennaio 1885 rimane una ferita indelebile nella memoria delle valli piemontesi, un monito alla fragilità dell’uomo di fronte alla forza della natura.
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