Il 19 settembre 1991 gli escursionisti tedeschi Helmut e Erika Simon si imbatterono in un ritrovamento destinato a cambiare la storia dell’archeologia: tra i ghiacci del passo del Giogo di Tisa, al confine tra Italia e Austria, emerse il corpo mummificato di un uomo vissuto più di 5mila anni fa. Oggi, a 34 anni di distanza, ricordiamo la scoperta di Ötzi, noto anche come “l’uomo venuto dal ghiaccio”. All’inizio si pensò a un alpinista disperso, ma gli esami rivelarono un’età sorprendente: la mummia risaliva all’età del rame, intorno al 3300 a.C. Conservata per millenni dal ghiaccio, la salma offriva un eccezionale spaccato della vita preistorica. Accanto al corpo furono ritrovati abiti in pelle e pelliccia, strumenti in selce e un’ascia di rame, prova dell’avanzata tecnologia dell’epoca.
Gli studi successivi hanno svelato dettagli incredibili: la sua ultima cena a base di cereali e carne, i tatuaggi terapeutici impressi sulla pelle, le patologie di cui soffriva e persino la causa della morte, una freccia conficcata nella spalla.
Oggi Ötzi è conservato al Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano, dove continua ad attirare visitatori e studiosi da tutto il mondo, custode silenzioso di un passato remoto che il ghiaccio ha protetto fino a noi.
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