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Il petrolio della USS Arizona continua a emergere dopo oltre 80 anni

Il petrolio della USS Arizona continua a emergere dopo oltre 80 anni
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Un nuovo studio pubblicato su Marine Pollution Bulletin rivela che la corazzata USS Arizona, affondata durante l’attacco a Pearl Harbor nel 1941, continua a rilasciare petrolio nel mare. I campioni analizzati provengono da campagne di monitoraggio del National Park Service effettuate nel 2016 e 2018. I ricercatori, guidati dall’Università di Houston e dal Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), hanno identificato il carburante come un olio combustibile pesante, raffinato da greggio californiano, compatibile con i rifornimenti usati dalla Marina USA negli anni ’40. Nonostante oltre otto decenni in fondo al mare, il carburante conserva alte concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), sostanze persistenti e potenzialmente tossiche.

Un’impronta chimica unica per ogni punto di perdita

Attraverso tecniche di fingerprinting molecolare avanzate, gli scienziati hanno scoperto che la composizione chimica del petrolio varia a seconda del punto della nave da cui fuoriesce. Questo è dovuto a diversi processi di degradazione naturale, come la biodegradazione e l’azione microbica. “Sebbene il petrolio che fuoriesce dalla USS Arizona provenga dallo stesso carburante, cambia chimicamente prima di fuoriuscire”, ha spiegato Jagoš Radović, coautore dello studio. “Mentre si muove attraverso il labirinto del relitto, incontra condizioni variabili che ne modificano la chimica, dando a ogni perdita un’impronta digitale unica”.

Un sito di memoria, ma anche un laboratorio vivente

La USS Arizona è oggi un cimitero di guerra e luogo sacro, ma anche un laboratorio per la scienza ambientale. Si stima che a bordo vi siano ancora circa 2,4 milioni di litri di petrolio. “Questo lavoro offre spunti preziosi che rafforzano la preparazione per futuri interventi su altri relitti”, ha dichiarato Chris Reddy, chimico marino del WHOI. David Conlin, archeologo marino del National Park Service, ha sottolineato l’approccio rispettoso adottato dallo studio: “è un sito sacro e richiede la migliore e più ponderata ricerca scientifica possibile. Sono orgoglioso di aver fatto parte di questo team”.

Una lezione globale dai fondali di Pearl Harbor

I risultati dello studio hanno implicazioni che vanno ben oltre le Hawaii. Migliaia di relitti della Seconda Guerra Mondiale giacciono negli oceani, contenendo ancora milioni di litri di carburante. Il caso della USS Arizona fornisce informazioni preziose su come il petrolio si comporta nel tempo in ambienti marini poveri di ossigeno. “Quando si valuta se rimuovere il petrolio da un relitto, bisogna bilanciare il rischio ambientale con il valore storico del sito”, ha concluso Reddy. “A volte, il monitoraggio costante è la scelta più responsabile rispetto a un intervento diretto”.

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