Alle 08:37 EDT dell’8 agosto 1989, lo Space Shuttle Columbia si alzò in volo dal Launch Complex 39B, inaugurando la missione STS-28, dedicata a un programma militare del Dipartimento della Difesa. Si trattava del ritorno in orbita del Columbia dopo la tragedia dello Challenger del 1986. Nelle ore successive al lancio, Columbia dispiegò 2 satelliti segreti, noti nei registri come USA-40 e USA-41. Tra le speculazioni di esperti e osservatori, USA-40 è identificato come un secondo generazione della serie di relay di comunicazione SDS-2, mentre il ruolo e la natura di USA-41 restano ancora avvolti nel mistero.
Il volo non si limitò al dispiegamento dei satelliti: a bordo fu condotto anche l’esperimento IDRD, che utilizzava un cranio umano fittizio equipaggiato con termoluminescenti per misurare il dosaggio di radiazioni in orbita. Inoltre, fu impiegato il sistema infrarosso SILTS per monitorare il riscaldamento termico durante il rientro.
Dopo 81 orbite e oltre 2,1 milioni di miglia percorse, Columbia atterrò con successo sulla pista 17 della Edwards Air Force Base il 13 agosto alle 6:37 PDT, con una durata complessiva di 5 giorni, 1 ora e 8 secondi. Un ritorno in orbita silenzioso, avvolto nel segreto, ma carico di significati tecnologici e strategici per il Paese.
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