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La piccola era glaciale e la caccia alle streghe

La piccola era glaciale e la caccia alle streghe
maltempo europa antico

Europa centrale, mezzogiorno del 3 agosto 1562. Il cielo improvvisamente comincia a farsi scuro, sembra che la notte sia scesa con ore di anticipo. Pochi minuti e comincia a soffiare un vento sempre più forte che presto si trasforma in tempesta. Le finestre delle case vanno in frantumi, i tetti vengono spazzati via come se fossero di paglia, gli alberi cadono come piegati da una forza soprannaturale. Ma il peggio deve ancora venire. L’acqua torrenziale si trasforma in una grandinata di intensità mai vista. Frutteti e vigneti sono distrutti quasi all’istante, così come il grano nei campi.

La gente intanto ha cercato riparo nelle chiese o dentro le mura domestiche ma gli animali sono rimasti privi di protezione. A mezzanotte, quando finirà l’inferno, si conteranno migliaia di capi di bestiame e cavalli uccisi dalla tempesta. Un nobile, sondandosi da Vienna a Bruxelles, ricorderà di avere visto devastazione ovunque durante il suo viaggio, lasciando intendere che questa perturbazione di proporzioni bibliche ha avuto un fronte di diverse centinaia di chilometri. Perturbazione che ancora oggi non sappiamo come si sia formata ma della quale i contemporanei credevano di conoscere con certezza l’origine: la stregoneria.

Durante la piccola era glaciale in Europa gelo, neve e inondazioni provocarono carestie con migliaia di morti. All’inizio per i contadini, i più colpiti da questo feroce cambiamento climatico, i responsabili potevano essere solo tre. Dio che puniva il mondo per i suoi peccati, il diavolo che si divertiva a tormentare l’uomo o le streghe. Idee nate in un ambiente culturale profondamente condizionato da religione e superstizione, alle quali la Chiesa, almeno in un primo periodo, tentò di mettere un freno. Purtroppo però gli eventi atmosferici anomali continuarono a flagellare il continente europeo e alla fine la stregoneria divenne capro espiatorio di qualsiasi cosa accadesse. Anche quando i processi assumevano i toni della farsa, come nel caso dell’interrogatorio del tirolese Christoph Gostner che nel 1585, evidentemente affetto da malattia mentale, pretendeva di avere poteri magici con i quali per proteggere la comunità, poteva trasformare le grandinate in deboli ed innocue piogge. Quando l’inquisitore gli chiese, visti i suoi poteri, perché non avesse evitato una burrasca verificatasi una settimana prima, rispose che quel giorno aveva bevuto e da ubriaco non se ne era preoccupato.

Per quanto irrazionali e prive di qualsiasi fondamento, certe affermazioni erano perfettamente credibili agli occhi della popolazione di quei tempi. Anche se va segnalato che l’inquisizione spesso si rendeva conto di non trovarsi dinnanzi un pericoloso stregone ma più semplicemente a un folle e cercava di porre rimedio. Presto però anche i tribunali ecclesiastici cominciarono a credere che certi fenomeni atmosferici avessero davvero un’origine ‘magica’. In particolare la grandine era vista come il modo preferito dalle streghe per manifestare il loro potere. Una pratica che per questo motivo cominciò ad essere considerato un vero e proprio crimine. E le conseguenze furono disastrose. Questo cambiamento di prospettiva portò a 40mila condanne a morte dal 1450 al 1750.

La Chiesa a dire il vero si era sempre dimostrata ostile a condannare per semplice superstizione. Fino al XIV secolo il suo nemico principale era l’eretico, e più in generale tutti coloro che mettevano in discussione il primato dell’ortodossia. Ma dal 1380 in poi vi fu un cambio di rotta e nel 1430 si registra la prima grande caccia alle streghe accusate di avere rovinato i raccolti nella Savoia francese. Nel 1480 poi, sotto il pontificato di Innocenzo VIII, la figura della maga in grado di mutare le condizioni atmosferiche diventerà reale agli occhi di tutti gli inquisitori.

Per comprendere questo cambiamento bisogna però capire cosa significasse a quei tempi una gelata tardiva, una grandinata o più semplicemente un periodo di siccità. Per i contadini dell’epoca un raccolto distrutto non significava semplicemente una perdita economica ma la morte certa per fame. Naturale quindi che in un ambiente culturale dove si credeva realmente che con qualche formula o con la forza del pensiero si potesse mutare il tempo, la ricerca di un capro espiatorio fosse la conseguenza più logica di una collera popolare che doveva per forza sfogarsi in qualche modo.

Ne è un esempio emblematico la caccia alle streghe svoltasi tra il 1626 e il 1631 nel bacino del Reno, in particolare a Trier, Colonia e Mainz. La psicosi di massa era iniziata il 24 maggio del 1626 quando, stando alla testimonianza dell’astronomo Freidrich Ruttel, una grandinata di proporzioni eccezionali si abbatté sulla città di Stoccarda. Secondo le cronache del tempo la grandine raggiunse i 2 metri di altezza e fu seguita da un rapidissimo calo delle temperature. La mattina seguente la gente rimase terrorizzata dal fatto che gli specchi d’acqua della zona erano ghiacciati. Tutto ciò portò naturalmente alla perdita di tutto il raccolto e ad un vertiginoso aumento dei prezzi. La forte carestia che seguì fece perdere letteralmente la ragione alle popolazioni locali tanto che processi sommari e roghi si diffusero a macchia d’olio. Le spiegazioni che si erano date al fenomeno erano state due. C’era infatti chi pensava che le streghe avessero gettato il malocchio sull’intera regione e chi al contrario che Dio stesso avesse voluto castigare la popolazione per i suoi peccati. Gli inquisitori non fecero distinzioni, tanto valeva far piazza pulita di ogni possibile sospetto.

Un’altra testimonianza di questa follia popolare ce la porta Hans Linden che nel suo ‘Gesta traverorum’ del 1675 racconta il caso della diocesi dell’arcivescovo Johannes VII Von Schonenberg. Dal 1581 al 1589 vi furono solo due anni fertili. Gli altri 16 furono caratterizzati da condizioni climatiche avverse che diedero vita a lunghi periodi di carestia. Soprattutto per il gelo mancava il grano che era la base dell’alimentazione di quella regione. Per questa ragione la gente si convinse di essere vittima di un incantesimo e procedette alla – testualmente nel documento originale – eradicazione delle sospette fattucchiere.

In conclusione, si può quindi dire che la caccia alle streghe fu un fenomeno perfettamente sovrapponibile a livello temporale a quella della piccola era glaciale in tutti i paesi europei. Se analizziamo i processi svoltisi nella regione alpina possiamo notare che si concentrano principalmente tra il 1560 al 1630. Nel solo cantone di Vaud, in Svizzera, tra il 1580 e il 1620 furono messe a morte 971 streghe. Ed è molto interessante notare che negli stessi anni proprio quelle zone videro due fasi di grande recrudescenza della piccola era glaciale tra il 1550 e il 1560 e tra il 1580 e il 1600.

La caccia alle streghe andò poi declinando nel XVIII secolo. Gli ultimi processi si svolsero in Baviera tra il 1715 e il 1722, in Svizzera nel biennio 1737-1738 e in Germania nel 1746-1748 con l’ultima condanna a morte nel 1752. Non a caso qualche tempo più tardi, all’inizio del XIX secolo, terminava la fase più rigida della piccola era glaciale in Europa.

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