Mentre siete al mare quest’estate, non potete sapere cosa potreste incontrare sotto la superficie dell’acqua. Da un ritrovamento casuale sul campo a una scoperta scientificamente riconosciuta: le prime osservazioni del ricercatore del CMCC Salvatore Causio hanno portato all’identificazione di una nuova specie di verme marino dell’Adriatico che vive all’interno di un tubo, a cui ora, a distanza di qualche anno, è stato dato il suo nome.
Una nuova specie marina, Bispira causioi sp. nov., è stata descritta per la prima volta in un articolo scientifico pubblicato dall’Università del Salento, andando ad arricchire la già grande biodiversità del Mar Mediterraneo.
La specie è stata dedicata a Salvatore Causio, ricercatore del CMCC, che l’aveva osservata e raccolta per la prima volta nel 2012 e nel 2014 lungo le coste adriatiche della penisola salentina. Il suo lavoro sul campo è stato fondamentale per consentirne l’identificazione formale a distanza di anni.
“La curiosità è ciò che guida il nostro lavoro di scienziati: il desiderio di comprendere e interpretare ogni dettaglio del sistema che studiamo. A prima vista, questa scoperta potrebbe sembrare lontana dalla mia attività quotidiana di ricerca, ma in realtà riflette la stessa motivazione che sta alla base di tutta la ricerca sugli oceani”, spiega Causio. “Oggi i computer sono strumenti essenziali: ci aiutano a comprendere i processi, a simulare le condizioni e a valutarne gli impatti. Ma tutto questo serve a uno scopo più ampio: far progredire la nostra conoscenza del mondo blu. Per questo la passione, la curiosità e il desiderio di imparare non si fermano davanti a una tastiera. Continuano ogni volta che abbiamo l’opportunità di osservare direttamente l’oceano. In questo caso, anche una semplice immersione a scopo ricreativo ha contribuito ad accrescere la nostra conoscenza della biodiversità del Mediterraneo.”
Questo piccolo verme marino che vive all’interno di un tubo – appartenente a un gruppo noto per la sua delicata corona filtrante – abita gli ambienti costieri, dove svolge un ruolo fondamentale negli ecosistemi marini locali.
“Questo piccolo polichete è un organismo molto timido. Vive all’interno del suo tubo e si nutre filtrando le particelle presenti nell’acqua. Per osservarlo bisogna muoversi con estrema delicatezza sott’acqua; altrimenti, anche un movimento improvviso o una minima variazione della luce possono farlo ritrarre immediatamente nel suo minuscolo tubo, che ha un diametro di appena pochi millimetri, facendoci perdere di vista la sua bellissima corona a forma di ventaglio”, spiega Causio. “Specie come questa sono importanti per gli ecosistemi marini perché svolgono una naturale funzione di filtrazione meccanica. Alcuni studi e applicazioni pratiche hanno infatti esplorato il potenziale utilizzo di organismi simili come soluzioni basate sulla natura in ambienti fortemente inquinati.”
Al di là della scoperta in sé, il ritrovamento mette in evidenza quanto ci sia ancora da imparare sulla vita marina del Mediterraneo e quanto siano importanti le osservazioni condotte nel lungo periodo per individuare specie che sono rimaste a lungo sotto i nostri occhi senza essere riconosciute.
“Vorrei che questa scoperta fosse un’ambasciatrice di un messaggio importante: la necessità di studiare e comprendere i nostri mari molto più a fondo. Questa specie non vive in un ambiente remoto o particolarmente difficile da individuare e, nonostante questo, non era mai stata formalmente identificata”, afferma Causio. “Questo ci mostra quanto ancora non conosciamo del mondo blu. Gli ecosistemi marini stanno attraversando profonde trasformazioni a causa degli effetti del cambiamento climatico, tra cui variazioni nei regimi del moto ondoso e cambiamenti della temperatura e della salinità. Questi cambiamenti potrebbero portare alla perdita – almeno a livello locale, e forse anche su scala più ampia – di specie di cui ancora non sappiamo nemmeno che esistano. Eppure, proprio queste specie, attraverso i servizi ecosistemici che forniscono, potrebbero aiutarci ad affrontare molte delle sfide ambientali che abbiamo di fronte oggi.”
