Santorini, una delle isole più iconiche della Grecia, è al centro di un approfondito studio geologico finalizzato a identificare le aree ad alto rischio di frane, a seguito di più di 21.500 terremoti registrati dal 26 gennaio. La ricerca, condotta dal Comitato Interdisciplinare per la Gestione del Rischio e delle Crisi dell’Università Nazionale e Kapodistriana di Atene (NKUA), mira a valutare l’impatto dei recenti eventi sismici sulle caratteristiche geologiche e sulle infrastrutture dell’isola.
Intensa attività sismica ed effetti sul territorio di Santorini
Dei terremoti registrati, ben 18.600 hanno superato magnitudo 1.0, segnalando un’attività sismica persistente e preoccupante. Nonostante una riduzione della frequenza dei terremoti a partire dalla metà di febbraio, i rischi restano elevati in alcune zone dell’isola. La ricerca, guidata dal professor Efthymios Lekkas e dalle professoresse Niki Evelpidou e Asimina Antonarakou, si concentra in particolare sulle pendici dell’isola, destabilizzate dal continuo movimento tettonico.
Le zone più vulnerabili sono quelle con pendii ripidi e una composizione rocciosa debole, che, combinata con l’attività umana, può esporre il territorio a frane e smottamenti. Le aree di erosione differenziale, dove le rocce più morbide vengono erose, rivelando strati di roccia più dura sottostante, sono particolarmente a rischio, così come le formazioni laviche vulcaniche. Questi fattori geologici e la storia sismica rendono Santorini una zona geologicamente dinamica, con implicazioni importanti per la sicurezza pubblica.
I potenziali scenari sismici
Nel corso di un incontro con il Corpo di Coordinamento Operativo Locale per la Protezione Civile di Santorini, il professor Lekkas ha delineato vari scenari futuri, tra cui il più probabile, quello di un graduale declino dell’attività sismica. Tuttavia, un evento meno probabile potrebbe essere un terremoto di magnitudo 6.0, capace di danneggiare tra i 200 e i 300 edifici all’interno della caldera dell’isola. Nonostante le preoccupazioni, nessuna eruzione vulcanica è prevista nel prossimo futuro.
In termini di spostamenti del suolo, sono stati registrati dei movimenti significativi: la parte settentrionale dell’isola ha subito uno spostamento di 8 cm, mentre quella meridionale di 4 cm. Questi cambiamenti, pur evidenti, sono lenti e avvengono su scale temporali geologiche, quindi non comportano minacce immediate alla sicurezza della popolazione.
Misure di protezione e gestione del rischio
Le preoccupazioni pratiche, come la riapertura delle scuole, sono state attentamente valutate. Nonostante non siano stati riscontrati danni strutturali, le scuole rimarranno chiuse fino alla fine della settimana per motivi psicologici, al fine di proteggere il benessere della comunità. Inoltre, sono stati discussi gli accessi a specifiche aree, con restrizioni basate sui livelli di rischio e misure per evitare sovraffollamenti nelle zone pericolose.
Il rischio di tsunami è stato altresì esaminato, con onde che non dovrebbero superare i 3-4 metri di altezza, un aspetto rassicurante considerando la tradizionale vulnerabilità costiera di Santorini. Nonostante ciò, le autorità locali sono pronte ad attivare misure precauzionali in caso di emergenza.
La stagione turistica a Santorini
Con l’avvicinarsi della stagione turistica, il comitato ha sottolineato l’importanza di uno sforzo coordinato per garantire la sicurezza e la prontezza operativa dell’isola. L’obiettivo è mantenere un equilibrio tra la gestione dei rischi geologici e le attività economiche e sociali legate al turismo, che rappresentano una risorsa fondamentale per l’isola. Le misure proposte mirano a preservare la sicurezza dei residenti e dei visitatori, senza compromettere l’accessibilità e l’attrattiva di Santorini.
Il rischio geologico resta presente, ma le indagini e le misure di gestione del rischio adottate offrono una solida base per la protezione della popolazione e la prosecuzione delle attività quotidiane, in vista di una stagione turistica che si spera possa svolgersi in tranquillità.
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