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Sinner, il grande dilemma: quattro Masters 1000 per l’US Open. Il record senza padroni oppure lo Slam?

Sinner, il grande dilemma: quattro Masters 1000 per l’US Open. Il record senza padroni oppure lo Slam?

Esiste un record che nessuno ha mai centrato: Jannik Sinner è a quattro Masters dalla storia. Montreal, Cincinnati, Shanghai e Parigi con il rischio di arrivare con metà serbatoio agli Us Open.

Dopo la vittoria di Wimbledon, il secondo di fila, in Italia si parla di Sinner come dell’atleta più forte della storia sportiva italiana, e forse non si hanno tutti i torti. Le vittorie degli ultimi anni e i record infranti a 25 anni obbligano appassionati e addetti ai lavori a considerare il tennista di Sesto Pusteria come un fenomeno indiscusso e campione straordinario. Nessuno aspettava che un italiano riuscisse a dominare il circuito con tanta facilità vincendo trofei che fino a qualche anno fa sembravano utopia per un giocatore del nostro Paese.

La consapevolezza che distingue Sinner dai grandi campioni

Se c’è qualcuno che non è così sorpreso da questa overdose di titoli è proprio lui, il protagonista indiscusso di questa storia sportiva: Jannik Sinner. Il motivo? Una sola parola: consapevolezza.

Sinner è consapevole del suo potenziale, lo era a quattordici anni, a diciotto, lo è ancor di più adesso. Il suo corpo e la sua mente sono connessi così bene che sa già fin dove può spingersi. Conosce il suo potenziale, non ha limiti, studia con dedizione ogni aspetto del suo gioco, cura minuziosamente ogni dettaglio del suo tennis. Non lascia nulla al caso. Sapeva che i risultati sarebbero arrivati e che era solo questione di tempo.

Il record senza nome: vincere tutti i Masters 1000 nella stessa stagione

A oggi Sinner ha quasi completato il “gioco” del tennis: ha vinto tutti gli Slam, tranne il Roland Garros, tutti i Masters 1000 e la coppa Davis con la nazionale. Adesso si tratta di sbloccare i livelli speciali: quelli che, tornando ai tempi del Super Nintendo in Super Mario World, si chiamavano “Star World” e “Special World”, tradotto in gergo tennistico “Grande Slam”e “Golden Slam”.

A questi due il fenomeno altoatesino potrebbe aggiungerne uno che non è mai stato contemplato nella storia di questo sport: vincere tutti i Masters 1000 nello stesso anno. Sarebbe un’impresa che non avrebbe un nome, nessuno ci è mai riuscito o anche solo avvicinato. Attualmente il tennista che ha vinto più Masters nella stessa stagione è Novak Djokovic che nel 2015 si è aggiudicato sei titoli su nove: Indian Wells, Miami, Monte Carlo, Roma, Shanghai, Parigi-Bercy.

Da Montreal a Parigi: le quattro tappe verso un’impresa mai riuscita

Ma con Sinner si rischia di entrare in un’altra galassia ed il motivo è semplice: ad oggi è l’unico tennista della storia ad aver vinto i primi cinque Masters previsti dal calendario: Miami, Indian Wells, Monte Carlo, Madrid, Roma. Il che significa che è potenzialmente in corsa per vincere i restanti quattro: Montreal, Cincinnati, Shanghai e Parigi. Non succederà, ma se dovesse succedere gli Accademici della Crusca del tennis dovranno scomodarsi per dare un nome a questo record.

E allora il caro Jannik, consapevole di essere nelle condizioni di poter scrivere un’altra pagina folle di sport, cosa vorrà fare dopo la meritata pausa post vittoria dei Championship? Qualcuno dubita sul fatto che possa presentarsi in Canada per il Masters di Montreal in partenza la prima settimana di agosto?

Il numero uno del mondo ci andrà di corsa e giocherà per vincerlo. E se non dovesse alzare il trofeo deciderà se saltare o no Cincinnati a ridosso degli Us Open. Ma potete metterci la mano sul fuoco che se vince in Canada, la prima cosa che farà appena rientra in hotel sarà staccare un biglietto per lo Stato dell’Ohio.

Conviene sacrificare gli US Open per entrare nella storia?

Se dovesse vincere anche Cincinnati gli mancherebbero Shanghai e Parigi per completare il livello speciale di questo gioco chiamato tennis. Possibili ripercussioni? Tante energie spese per vincere i due tornei con il rischio di arrivare con metà serbatoio agli Us Open, dove dovrebbe ritrovare un Alcaraz competitivo ma non ancora al top della condizione.

E allora la domanda è la seguente: avrebbe senso “sacrificare” la condizione per gli Us Open e provare a continuare la striscia di vittoria nei Masters 1000 e poi tentare il colpaccio in autunno con gli ultimi due? Prima di rispondere c’è una considerazione da fare: gli Us Open si giocano ogni anno e le possibilità di rivincerlo saranno tante.

Arrivare invece a questo punto della stagione con cinque Masters su cinque in bacheca sarà un’impresa molto difficile da replicare se non impossibile. A buon intenditor poche parole.

GIUSEPPE GALLETTA

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