Le foreste terrestri potrebbero svolgere un ruolo chiave nella lotta al cambiamento climatico grazie alle soluzioni basate sulla natura (NbCS, Nature-based Climate Solutions), che mirano a ridurre le emissioni di gas serra o ad aumentare l’assorbimento di carbonio. Tuttavia, secondo un’analisi pubblicata su Nature, l’efficacia climatica dei progetti NbCS forestali è spesso sopravvalutata a causa di problemi strutturali e scientifici nei meccanismi di compensazione tramite crediti di carbonio. Il lavoro, firmato da un gruppo internazionale di scienziati guidato da William R. L. Anderegg dell’Università dello Utah, propone una revisione profonda degli standard metodologici e delle pratiche di mercato per assicurare che le NbCS forniscano benefici climatici reali, duraturi e misurabili.
I quattro pilastri di una NbCS forestale efficace
Gli autori identificano quattro criteri scientifici fondamentali per valutare l’efficacia di un progetto NbCS in ambito forestale:
1. Raffreddamento climatico netto
Per avere un impatto positivo sul clima, un progetto deve garantire una riduzione effettiva del forcing radiativo globale, integrando sia la rimozione di CO₂ che gli effetti biofisici come l’albedo (la riflettività del suolo). In alcune aree, come le regioni boreali con neve persistente, l’abbassamento dell’albedo dovuto alla riforestazione può generare un effetto di riscaldamento che vanifica i benefici legati all’assorbimento di carbonio.
2. Durabilità dello stoccaggio del carbonio
Il carbonio sequestrato dalle foreste deve restare fuori dall’atmosfera per decenni, idealmente per almeno 50–100 anni. Tuttavia, molti progetti sono vulnerabili a incendi, siccità, parassiti e altre perturbazioni climatiche sempre più frequenti. Gli attuali “buffer pool” – riserve di crediti utilizzate come assicurazione contro perdite di carbonio – risultano sottodimensionati rispetto ai rischi reali.
3. Addizionalità
Un progetto NbCS deve generare benefici climatici addizionali rispetto allo scenario in assenza di intervento. Molti progetti sopravvalutano i risultati perché si basano su scenari controfattuali poco realistici. L’uso di “baseline dinamiche”, che confrontano le aree di progetto con aree di controllo simili, può migliorare la stima dell’addizionalità, ma richiede dati trasparenti e sistemi di monitoraggio avanzati.
4. Leakage (fuga di emissioni)
Il rischio che le attività vietate in un’area si spostino altrove, annullando il beneficio netto, è concreto. Le attuali metodologie considerano in modo limitato il leakage di mercato, spesso trascurando quello internazionale, che può essere significativo per commodities come legname e soia.
Riforme strutturali per crediti di carbonio più credibili
Gli autori chiedono maggiore trasparenza e indipendenza nei processi di verifica dei progetti. Propongono, ad esempio:
- la pubblicazione dei dati geospaziali dei progetti;
- la tracciabilità dei metodi di calcolo dei crediti;
- la selezione indipendente dei verificatori.
Inoltre, sottolineano la necessità di abbandonare il modello “ton-for-ton” (1 credito per 1 tonnellata di CO₂ emessa) in favore di un approccio di contributo, nel quale le aziende finanziano iniziative NbCS senza rivendicare una compensazione diretta delle proprie emissioni.
Il contributo, alternativa all’offset
L’”approccio di contributo” consente alle aziende di sostenere iniziative climatiche senza incorrere nel rischio di greenwashing. Invece di dichiarare neutralità climatica sulla base di crediti potenzialmente inefficaci, si può comunicare in modo più onesto e trasparente il supporto finanziario a progetti con impatto reale. Questo modello offre flessibilità e può canalizzare investimenti verso iniziative più strategiche e rigorose, con benefici concreti per il clima e la biodiversità. È anche più difendibile dal punto di vista legale, in linea con le nuove direttive UE contro le pratiche commerciali ingannevoli.
Rigore scientifico e responsabilità collettiva
Lo studio di Nature lancia un forte appello alla riforma dell’attuale sistema dei crediti di carbonio legati alle foreste. Le NbCS rappresentano una risorsa fondamentale per integrare le strategie di riduzione delle emissioni fossili, ma solo se implementate con rigore scientifico, trasparenza e responsabilità etica.
Per evitare che le soluzioni naturali diventino strumenti di marketing privi di impatto, è necessario ristrutturare i mercati volontari del carbonio e valorizzare la vera mitigazione, anche al di fuori della logica della compensazione.
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