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Una delle più importanti frontiere della biotecnologia: la clonazione per apomissia

Una delle più importanti frontiere della biotecnologia: la clonazione per apomissia
orto botanico messina

Indossare semi clonali, geneticamente identici alla pianta madre, attraverso una forma di riproduzione asessuata, l’apomissia. L’introduzione dell’apomissia nelle colture permetterebbe di fissare stabilmente le caratteristiche vantaggiose degli ibridi, rendendo possibile la risemina senza perdita di prestazioni. Tra i vantaggi una drastica riduzione dei costi di produzione e una maggiore autonomia per gli agricoltori (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo). Solo nel caso del riso, si stima che le varietà clonali potrebbero generare risparmi globali fino a 1,8 miliardi di euro l’anno. Le prime a catturare l’attenzione di scienziati e ricercatori furono, nel XIX secolo tra i vivai dei Kew Gardens di Londra, alcune piante australiane di sesso femminile capaci di produrre semi vitali in assenza di individui di sesso maschile. Si tratta di una strategia riproduttiva antica e diffusa e oggi “rappresenta una delle più promettenti frontiere delle biotecnologie vegetali“, come evidenzia uno studio pubblicato in questi giorni dall’Accademia dei Georgofili a firma di Emidio Albertini e Alessandra Gentile.

Secondo gli esperti questa peculiarità biologica si sta affermando come una potenziale rivoluzione in campo agricolo, capace di ridurre i costi di produzione e aumentare la sicurezza alimentare su scala globale. Questo meccanismo riproduttivo è stato documentato in oltre 300 specie di angiosperme, in particolare nelle famiglie delle Asteraceae, Poaceae, Rutaceae e Rosaceae. Tuttavia, sottolineano gli autori, “l’apomissia è pressoché assente nelle principali colture alimentari, probabilmente a causa della selezione umana che ha favorito la sessualità per aumentare la variabilità genetica“. Studi recenti suggeriscono che apomissia e sessualità coesistano come modalità adattative, selezionabili in base alle condizioni ambientali: la clonazione può essere vantaggiosa in ambienti stabili e favorevoli, mentre la riproduzione sessuata, generando variabilità, risulta utile in condizioni di stress. “La possibilità di fissare genotipi d’élite, ridurre i costi e facilitare l’accesso a sementi di qualità potrebbe trasformare radicalmente l’agricoltura. Restano tuttavia sfide genetiche ed epigenetiche da superare per rendere stabile e sicura questa tecnologia. Se tali ostacoli saranno superati, l’apomissia – concludono gli autori – potrà davvero contribuire a garantire la sicurezza alimentare del futuro“.

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