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Beach litter: cosa raccontano i rifiuti spiaggiati

Beach litter: cosa raccontano i rifiuti spiaggiati

Cosa sta facendo Legambiente per prevenire l’abbandono dei rifiuti in spiaggia? Ci sono progetti specifici?

Partiamo dal presupposto che questo tipo di prevenzione è ovviamente contenuta in ogni nostra azione sul tema dell’economia circolare: dai Forum alle campagne nazionali, fino all’attivazione di percorsi di educazione ambientale nelle scuole, tutte queste iniziative sono pensate per sensibilizzare circa una corretta gestione dei rifiuti, a partire dalla loro riduzione fino a un corretto smaltimento e a un possibile recupero.

A livello specifico invece, soprattutto negli ultimi anni, le nostre attività si sono concentrate su due progetti molto importanti che hanno, tra gli obiettivi, proprio il monitoraggio dei rifiuti, in particolar modo quelli plastici: il progetto Interreg Marittimo Italia – Francia EPIC, di cui ARPAT è capofila, e il protocollo “Alleanza per il fiume” stipulato con l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale.

Queste progettualità ci hanno permesso e ci stanno permettendo tutt’ora di lavorare in parallelo su due aspetti: il trasporto dei rifiuti a opera dei corsi d’acqua e la loro dispersione sulle spiagge.
Attraverso attività di river litter e beach litter, come Legambiente Toscana raccogliamo, conteggiamo e classifichiamo i materiali depositati lungo le sponde dei fiumi e sulle coste: un censimento scientifico che ci permette di capire quali sono i più presenti e risalire alle possibili origini.

Quali dati emergono dal monitoraggio dei rifiuti spiaggiati fatto ormai da molti anni da Legambiente anche in alcune spiagge della Toscana?

I dati dei monitoraggi beach litter realizzati negli ultimi dodici anni a livello nazionale dimostrano che la plastica continua a essere una grande minaccia per i nostri ecosistemi.

In media l’80% dei rifiuti raccolti sulle spiagge è composto da polimeri artificiali, ma in Toscana abbiamo trovato situazioni in cui questa percentuale superava il 90%.
Frammenti di plastica e polistirolo, mozziconi di sigarette, bottiglie e relativi tappi sono tra gli oggetti più trovati, ma non mancano ritrovamenti particolari, capaci di raccontarci le specificità di determinati territori: per esempio, in occasione della beach litter del progetto EPIC realizzata nell’ottobre 2025 a Bocca di Serchio (Marina di Vecchiano) abbiamo raccolto 61 suole o frammenti di scarpe, mentre a giugno 2026, nello stesso sito, sono state rinvenute ben 50 provette da laboratorio, oltre a migliaia di pezzi di polistirolo. Numeri che raccontano molto di quell’area, probabilmente interessata da un importante accumulo di rifiuti provenienti da attività produttive nell’entroterra o collegati al settore della pesca.

Combinare i dati di diversi progetti risulta quindi particolarmente strategico, perché, possiamo provare a ricostruire il percorso che fanno i materiali per arrivare fino al mare.

E le attività di “Alleanza per il Fiume” – realizzate grazie ai fondi della legge “SalvaMare” – sono nate proprio con questo intento: proteggere il mare dalle plastiche partendo dai corsi d’acqua.
Tra giugno 2024 e giugno 2026 abbiamo realizzato sedici river litter in altrettanti fiumi toscani, e i dati raccolti raccontano una situazione non troppo diversa: in media il 70% dei rifiuti rinvenuti è composto da polimeri artificiali, ma nel caso di alcuni corsi d’acqua questa percentuale è salita fino al 90%. Anche per questo tipo di monitoraggi non mancano le situazioni particolari: è il caso per esempio del fiume Bisenzio, dove abbiamo riempito quattro sacchi da circa trenta litri solo di rifiuti tessili degradati, depositati sulle sponde da chissà quanto tempo. E anche in questo caso il tipo di rifiuto ci racconta tanto del territorio.

Come arrivano i rifiuti sulle spiagge?

Può esserci una dispersione accidentale, per esempio da un cestino troppo pieno in un giardino pubblico. Attraverso l’indagine park litter analizziamo proprio questo fenomeno, per ricostruire il percorso dei materiali in modo ancora più completo, osservando ciò che si trova in aree verdi e parchi urbani.
Ma i rifiuti possono provenire dagli scarichi domestici come i bastoncini di cotton-fioc che abbiamo raccolto sull’Albegna (Grosseto) e a Marina di Vecchiano (Pisa), buttati nel water chissà dove e arrivati al mare dopo aver superato gli impianti di depurazione; possono essere gettati volontariamente nelle caditoie lungo strada come tanti mozziconi di sigaretta che troviamo, scaricati in mare dalle imbarcazioni, lasciati sulla spiaggia dai bagnanti oppure provenire da vere e proprie discariche abusive.
Le strade che percorrono prima di arrivare sulle spiagge sono tante, più o meno lunghe, ma non sempre ricostruibili. Certamente si tratta di una responsabilità condivisa, e ogni attore del territorio può fare la propria parte per ridurre questo fenomeno.

Come vengono coinvolti i cittadini e le cittadine in particolare le nuove generazioni?

I monitoraggi stessi possono essere realizzati con la partecipazione attiva di persone che hanno voglia e interesse a dare il proprio contributo e a osservare in modo diretto l’ambiente che ci circonda e i fenomeni che lo minacciano. Ma non meno importanti sono gli eventi pubblici come i nostri forum, oppure le giornate di raccolta dei rifiuti – organizzate nell’ambito di alcune importanti campagne come “Puliamo il Mondo” e “Spiagge e Fondali Puliti” – che riuniscono ormai da anni cittadini e cittadine in centinaia di eventi che animano tutta la regione.

Mentre mirati alle nuove generazioni sono ad esempio i percorsi di educazione ambientale con le scuole, che realizziamo sia in aula che all’aperto: sempre grazie ai fondi della SalvaMare, insieme all’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale e al Comune di Montelupo Fiorentino, questa primavera abbiamo portato tantissime classi a scoprire, attraverso un’esplorazione del territorio, come è fatto un fiume, come cambia nel tempo, quali specie lo abitano e come impattano i rifiuti sul suo ecosistema. Per ribadire ancora il concetto che il mare inizia molti chilometri prima di quel che pensiamo.

Cosa può fare ogni persona per prevenire e ridurre il problema dell’abbandono di rifiuti che degradano il nostro ambiente: non solo spiagge con il fenomeno del beach litter?

Il primo passo da fare è sicuramente ridurre i rifiuti, intervenendo sui nostri stili di vita: acquistare meno e meglio, scegliendo prodotti durevoli nel tempo, riparabili e riutilizzabili da noi o eventualmente da altre persone.
Bisogna poi porsi sempre il problema della fase successiva, ovvero quella in cui questi prodotti non serviranno più: prediligere quindi materiali riciclabili e conferirli correttamente sia nel quotidiano che quando siamo in vacanza, situazione in cui può capitare di prestare meno attenzione verso questi aspetti, anche per via delle diverse modalità di differenziazione che possiamo trovare muovendoci per l’Italia o all’estero. Si tratta di un passaggio fondamentale, capace di dare continuità a un percorso virtuoso o di interromperlo se fatto nel modo sbagliato.

Ovviamente, anche la partecipazione attiva alla cura del territorio gioca un ruolo molto importante: e questo può significare raccogliere rifiuti, magari durante un’iniziativa di volontariato, ma anche segnalare abbandoni e discariche abusive alle autorità competenti.

Infine, informarsi attraverso canali attendibili e far circolare questa informazione è il modo migliore per amplificare la nostra azione, diffondere consapevolezza e contribuire attivamente al cambiamento.

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Foto di Legambiente Toscana

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