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NBA, LeBron James ha già scosso Philadelphia e i 76ers: l’impatto del Prescelto sulla città dei sopravvissuti

NBA, LeBron James ha già scosso Philadelphia e i 76ers: l’impatto del Prescelto sulla città dei sopravvissuti

L’ultima volta che Philadelphia ha toccato il tetto dell’NBA, dall’altra parte c’erano i Lakers. LeBron James ha lasciato Los Angeles per provare a riportarla lassù. C’è un filo che il destino sembra deciso a riannodare.
The Choosen One ha fatto la scelta difficile. Ai 76ers trova Tyrese Maxey, VJ Edgecombe, Jaylen Brown, Joel Embiid. Possono giocarsela contro tutti. Anche a Ovest.

Vuole il quinto anello, si è preso la mano giusta e si è fatto bastare il minimo salariale. La vera scommessa non sono i 76ers. È Philadelphia. Perché Philadelphia non è Los Angeles.

Philadelphia non è LA

Un abitante su cinque vive sotto la soglia di povertà. A pochi isolati dai grattacieli di Center City iniziano Kensington e North Philadelphia, quartieri dove la crisi degli oppioidi, la marginalità e il declino industriale hanno lasciato ferite profonde. Philadelphia è diversa da New York, Boston, Washington o LA. È meno ricca, più operaia, più dura.

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Con Cherelle Parker, prima sindaca della storia della città, gli omicidi si sono più che dimezzati rispetto agli anni peggiori della pandemia e l’amministrazione ha investito su prevenzione e sostegno sociale.

Le leggende di Philadelphia non sono come Lebron

Philadelphia è la città dove convivono eccellenza medica ed emergenza fentanyl: bastano cinque minuti d’auto per passare dai laboratori di Penn Medicine alle tende di Kensington. Le leggende di Philadelphia non sono come Lebron James. Somigliano più ai sopravvissuti.

Philadelphia si porta le ferite addosso. Per questo i suoi miti arrivano quasi sempre dal margine. Rocky Balboa nasce dove il riscatto non è una sceneggiatura. Allen Iverson incarna un talento troppo grande per non scontrarsi con il posto da cui proviene. Ci si guadagna rispetto perché si resiste.

L’impatto economico di LeBron ai Sixers

LeBron, invece, è The Chosen One. A sedici anni era già in copertina prima ancora di giocare una partita in NBA. e i rumors che si rincorrono nelle ultime ore dicono che vivrà a New York per spostarsi ogni giorno a Philadelphia in elicottero. Sono altri i simboli cui è abituata Philly. L’icona resta Mike Schmidt: una vita a Philadelphia e il titolo in Major League del 1980.

Anche per questo il clamore che accompagna l’arrivo di Lebron è un frastuono diverso.

Forse è la prima vera leggenda che la città abbia mai accolto. Dal football sono arrivati Nick Foles e Jalen Hurts ma nessuno dei due è mai stato un volto NFL. Entrambi, però, hanno conquistato Philadelphia nello stesso modo: dimostrando più di quanto il talento promettesse.

L’impatto economico di LeBron ai Sixers è già un record: l’indotto stimato per Philadelphia oscilla tra i 250 e i 430 milioni di dollari. La ricerca dei biglietti su StubHub è cresciuta del 470%, le richieste sono opra il 207% rispetto alla media, I prezzi del preseason si sono impennati: da 107 a 540 dollari a biglietto. In un attimo il valore dei Sixers è passato da 5,45 a 6,1 miliardi di dollari. Primato assoluto di vendite di maglie nelle prime 48 ore. Otto dei 10 articoli di merchandising NBA più venduti riguardano LeBron.

“Qui sarai ricordato per sempre”

Tony Jones, su The Athletic, ha ipotizzato che il punto non è tanto LeBron, piuttosto Philadelphia. L’entusiasmo nasce da una sensazione insolita: per una volta non è la città a inseguire il mito che raramente è riuscita a conquistare. È la leggenda ad aver scelto la città.

Josh Shapiro, governatore della Pennsylvania, ha proclamato il 24 luglio LeBron James Day. Dawn Staley, stella del basket femminile e simbolo sportivo, ha scritto che Philadelphia ricambierà la fiducia. I ristoranti hanno promesso a Lebron pasti gratuiti e cheesesteak a vita, il panino americano nato a Philadelphia negli anni ’30, farcito con strisce di manzo, cipolle e formaggio fuso.

Persino l’aeroporto internazionale di Philadelphia e altri account istituzionali hanno partecipato all’ondata di meme e messaggi di benvenuto. Saquon Barkley, running back degli Eagles, ha fissato il claim e la città lo ha fatto suo: “Sarai ricordato per sempre”.

Il digiuno del basket a Philadelphia

Philadelphia, quando festeggia, lo fa spesso contro pronostico. È successo col football nel 2018: alla vigilia del Super Bowl, puntare sui Patriots significava rischiare dieci dollari per metterne in tasca la miseria di quattro n più. Ma gli Eagles fanno 43-41. È il primo titolo NFL della loro storia.

Succede di nuovo nel 2025. I Chiefs hanno Pat Mahomes e Kansas City si sente come si sentiva New England quando Tom Brady era ancora il quarterback. Invece Jalen Hurts cambia il finale: riporta il titolo a Philadelphia. Più di mezza città si riversa per strada: l’adrenalina rompe gli argini, euforia e caos diventano il linguaggio di un popolo.

Il basket, però, continua a portarsi dietro una ferita. Tre titoli complessivi, non vince dal 1983. E forse il destino ha una strana ironia: l’ultima volta che Philadelphia ha vinto un titolo NBA, dall’altra parte c’erano i Lakers. A quarantatré anni di distanza da Julius Erving, Moses Malone e Maurice Cheeks, James ha scelto i 76ers. LeBron, che è già leggenda, a Philadelphia può diventare memoria.

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