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Obesità in aumento, “un’allerta globale e un’urgenza per l’Italia”: l’iniziativa

Obesità in aumento, “un’allerta globale e un’urgenza per l’Italia”: l’iniziativa
Obesità

Gli ultimi dati sull’obesità degli adulti e della fascia pediatrica divulgati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono preoccupanti. Nel mondo, 1 persona su 8 vive con obesità, evidenziando un problema di salute pubblica sempre più diffuso. Due miliardi e mezzo di adulti sopra i 18 anni sono in sovrappeso, di cui 890 milioni convivono con l’obesità. Complessivamente, quasi la metà degli adulti (43%) è in sovrappeso e il 16% in condizione di obesità. Mentre negli adulti è più che raddoppiata dal 1990, tra gli adolescenti il numero di persone con obesità è addirittura quadruplicato. In Italia, quasi la metà della popolazione (27 milioni) è in eccesso di peso: un adulto su due (oltre il 47%) e 3 bambini o adolescenti su 10 (27%). Tra i 7 e i 9 anni sono addirittura 4 ogni 10. In Europa, siamo secondi solamente a Cipro e quasi allo stesso livello di Grecia e Spagna, con una prevalenza di bambini in eccesso di peso al Sud dove si raggiungono picchi di oltre il 43% dei bambini.

I bambini italiani sono, ad oggi, tra i più a rischio d’Europa se si considerano dunque i dati e le percentuali pubblicati sinora, che grazie all’analisi condotta da Fondazione Valter Longo permette di stimare in circa 2,4 milioni (26,9%) di bambini e ragazzi italiani tra i 3 e i 19 anni che si trovano in una condizione di obesità o sovrappeso, che per oltre il 45% dei casi è molto spesso sottovalutata dai propri genitori.
Alla vigilia del World Obesity Day, Valter Longo, Professore di Biogerontologia e Direttore del Longevity Institute alla USC (University of Southern California) di Los Angeles, commenta così il delinearsi di una vera e propria “epidemia di sovrappeso e obesità che colpisce sia adulti che bambini, aumentando il rischio di malattie croniche come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro. Non è solo l’eccesso di calorie ma anche il consumo di cibo che accelera l’invecchiamento a contribuire a queste malattie. Nei più giovani, questa condizione è ancora più preoccupante, perché spesso si trascina nell’età adulta, predisponendo a problemi di salute già a partire dai 30-40 anni”. Un grido di allarme soprattutto verso le fasce più giovani della popolazione per un cambio di stile di vita senza cui vedremo “i bambini condannati a una vita di malattie e meno longeva di quella dei loro genitori”.

I dettagli

L’obesità è una patologia complessa sostenuta da una moltitudine di meccanismi patogenetici interconnessi e interagenti tra loro, in parte ancora sconosciuti. Tra i molteplici fattori coinvolti nella sua patogenesi (genetici, epigenetici, biologici, comportamentali, evolutivi, psicologici e sociali) quelli potenzialmente modificabili rappresentano il perno della prevenzione e del trattamento attuale e sono rappresentati dalla scorretta alimentazione caratterizzata da porzioni di cibo abbondanti, sbilanciate nel contenuto di nutrienti e caratterizzate da un eccesso di alimenti ad alto contenuto energetico associati ad uno stile di vita sedentario carente di attività fisica e abuso di TV e dispositivi elettronici.

Insieme al rischio di sviluppare una varietà di malattie croniche, l’obesità pediatrica è spesso associata a conseguenze psicosociali negative, tra cui una scarsa qualità della vita, ansia, depressione e stigma correlato al peso aumentato. Oltre a comportare un pesante costo individuale in termini di deterioramento della qualità di vita, l’obesità comporta un pesante costo economico. Il World Obesity Atlas 2023, pubblicato dalla World Obesity Federation, prevede che l’impatto economico globale del sovrappeso e dell’obesità raggiungerà i 4,32 trilioni di dollari all’anno entro il 2035 se le misure di prevenzione e cura non migliorano. Con quasi il 3% del PIL mondiale, questo è paragonabile all’impatto di COVID-19 nel 2020.

L’obesità nasconde quindi in sé una vera propria bomba ad orologeria capace di coinvolgere trasversalmente persone di ogni età, e responsabile di un enorme impatto clinico – dovuto principalmente ad alcune forme di tumore, all’aumentato rischio di diabete e a malattie cardiovascolari, nonché a un triplicato rischio di ospedalizzazione – e di un pericoloso impatto economico paragonabile a quello del fumo di sigaretta, stimandosi che l’impatto economico dell’obesità nei Paesi Ocse impegnerà l’8,4% della spesa sanitaria complessiva entro il 2050, considerato inoltre che solo per le tre patologie più comuni in Italia come tumori, malattie cardiovascolari e diabete, l’Italia ha già una spesa sanitaria annuale di oltre 96 miliardi sul totale dall’assistenza per cura e riabilitazione.

“La Fondazione Valter Longo è in prima fila per creare consapevolezza su tutti i rischi derivanti da un’errata alimentazione e il World Obesity Day 2025 rappresenta l’occasione per favorire una rinnovata alfabetizzazione sanitaria della comunità, ossia un’azione reale e strategicamente utile a risolvere il problema dell’obesità alla base, cosi da supportare un ambiente volto alla prevenzione e al mantenimento del bene salute attraverso l’adozione di stili di vita salutari e scelte alimentari adeguate sin dall’infanzia”, spiega Antonluca Matarazzo, Amministratore Delegato della Fondazione Valter Longo Onlus che aggiunge: “una integrazione fra sistema sanitario pubblico e quello costruito dalle realtà del terzo settore, che andrebbe riconosciuto come parte di una complessiva offerta pubblica, sarebbe un passaggio auspicabile e necessario per agevolare l’impatto immediato di interventi realmente risolutivi volti a consentire una reale sostenibilità sociale, sanitaria e finanziaria”.

“Che sia tempo di agire, ma di agire seriamente, per una problematica non solo sanitaria ma anche di sostenibilità della spesa pubblica sanitaria”, spiega Antonluca Matarazzo, Amministratore Delegato di Fondazione Valter Longo Onlus. “In questa battaglia, innanzitutto di alfabetizzazione sanitaria, Fondazione Valter Longo è in prima linea con oltre 75.000 bambini e studenti italiani sensibilizzati nelle scuole su tale tema negli ultimi tre anni e un’attività di assistenza nutrizionale prestata quotidianamente a tanti pazienti in sovrappeso o in condizione di obesità che, grazie alla dieta della longevità, stanno riducendo sensibilmente il proprio peso e, in poco meno di 6 mesi, già mostrano una riduzione di alcune malattie a rischio correlate, come diabete o malattie cardiovascolari”.

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