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Inquinamento marino da plastica, un primo bilancio della legge Salvamare con la Fondazione Marevivo

Marevivo è stata tra le promotrici della c.d. ‘legge Salvamare’ ( legge 60/17.5.2022). A distanza di quattro anni dall’approvazione in Parlamento proviamo a tracciare un primo bilancio con Rosalba Giugni, Presidente della Fondazione Marevivo, dal 1985 impegnata nella tutela del mare, nello studio della biodiversità, nella promozione delle aree marine protette e nella sensibilizzazione di tutti i temi legati al mare.

La legge SalvaMare rappresenta uno strumento importante per ridurre la plastica in mare, ma, a quattro anni dalla sua entrata in vigore (17 maggio 2022), è ancora solo parzialmente applicata a causa della mancata emanazione di alcuni decreti attuativi. Questo ritardo ne compromette l’efficacia nel contrasto all’inquinamento marino, nel recupero dei rifiuti e nella tutela degli ecosistemi e della salute umana. In particolare, resta inattuato l’art. 2, che dovrebbe consentire il conferimento a terra dei rifiuti accidentalmente pescati: ogni anno circa 8.000 tonnellate di plastica, metalli, pneumatici e vetro recuperati dalle reti non vengono gestite come previsto dalla legge. Oggi, in molti casi, le reti raccolgono più plastica che pesci, con gravi conseguenze per la fauna marina. Un risultato positivo riguarda, invece, l’attuazione dell’art. 6, che ha permesso l’installazione di barriere acchiapparifiuti nei fiumi per intercettare i rifiuti prima che raggiungano il mare, anche se spesso mancano adeguati finanziamenti per le attività di clean-up, a cui partecipa anche Marevivo. Per questo la Fondazione chiede alle istituzioni di adottare al più presto i decreti mancanti, affinché la legge possa esprimere pienamente il suo potenziale.

La plastica continua a essere il simbolo dell’inquinamento marino. Quali sono oggi le principali fonti della plastica che arriva in mare?

La plastica è ormai diffusa nell’ambiente sotto forma di microplastiche ed è entrata nella catena alimentare, oltre a essere presente nell’aria e nei cibi che consumiamo. Circa l’80% della plastica che raggiunge il mare proviene dalla terraferma, trasportata dai fiumi. Tra le principali fonti figurano gli scarichi urbani, le attività ed emissioni industriali, il turismo non sostenibile e lo smaltimento illegale dei rifiuti. A queste si aggiungono pesca, traffico mercantile e acquacoltura, che disperdono direttamente in mare reti, cime, cassette e altri materiali plastici. Una volta in mare, la plastica si frammenta in microplastiche secondarie, mentre altre sono già prodotte in dimensioni inferiori a 5 mm e derivano da cosmetici, tessuti sintetici e processi industriali. Grazie a Marevivo è stata emanata una legge che dal 2020 introduce il divieto di mettere in commercio prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche. Quest’ultime rappresentano una grave minaccia per la fauna marina, causando effetti tossici e meccanici come soffocamento, riduzione dell’alimentazione, alterazioni comportamentali e genetiche. Inoltre, è stata riscontrata la loro presenza in diversi organi umani, compresi placenta, liquido seminale e latte materno, confermando la loro diffusione e i potenziali rischi per la salute.

Quali azioni ritiene più efficaci per prevenire il problema alla fonte?

Le azioni più efficaci per contrastare l’inquinamento da plastica devono agire alla fonte, riducendo la produzione di rifiuti e impedendo che raggiungano il mare. Per questo Marevivo promuove la campagna nazionale “A Buon Rendere – Molto più di un vuoto”, a sostegno dell’introduzione del Sistema di Deposito Cauzionale (DRS) in Italia. Le priorità sono: ridurre l’uso della plastica monouso, favorire prodotti riutilizzabili e materiali alternativi; promuovere l’economia circolare attraverso riuso, riciclo ed ecodesign; migliorare la raccolta e la gestione dei rifiuti; rafforzare norme e controlli contro l’abbandono dei rifiuti e l’uso delle plastiche più inquinanti; coinvolgere imprese, istituzioni e cittadini in azioni condivise di prevenzione e tutela del mare; e investire nell’educazione ambientale, soprattutto nelle scuole, per formare le nuove generazioni. Prevenzione, educazione e una gestione sostenibile delle risorse sono strumenti fondamentali per salvaguardare gli ecosistemi marini. 

Quali sono i progetti, le campagne che vedono impegnata Marevivo a difesa del mare e della biodiversità?

Marevivo è impegnata da anni nella tutela del mare e della biodiversità attraverso progetti di conservazione, sensibilizzazione, educazione e advocacy. Tra le principali iniziative, c’è “ONLY ONE – One Planet, One Ocean, One Health”, la campagna internazionale incentrata sull’urgenza di attuare la transizione ecologica, che coinvolge cittadini, istituzioni e imprese nella promozione di comportamenti sostenibili, accompagnata da una mostra itinerante a bordo dell’Amerigo Vespucci, dove ha fatto il giro del mondo toccando oltre 30 Paesi e a bordo della nave scuola Palinuro della Marina Militare in Italia. Con “Adotta una spiaggia”, volontari, scuole e associazioni partecipano alla pulizia, al monitoraggio e alla tutela degli ecosistemi costieri. Il progetto GhostNets, finanziato dal PNRR MER e concluso il 30 giugno, è dedicato al recupero delle reti da pesca abbandonate, che continuano a danneggiare fondali e fauna marina. Con “MedCoral Guardians”, primo progetto di tutela dei coralli del Mediterraneo, Marevivo protegge e ripristina le comunità di Cladocora caespitosa nelle Aree Marine Protette di Ustica, Tavolara-Punta Coda Cavallo e Punta Campanella. Nel settore della pesca sostenibile, con “BlueFishers” la Fondazione promuove pratiche più rispettose dell’ambiente e la sostituzione delle cassette in polistirene espanso (EPS) con contenitori riutilizzabili. Grande spazio è riservato anche all’educazione ambientale attraverso i progetti “NauticinBlu” e “NauticinBlu Europe”, rivolti agli istituti nautici italiani e stranieri, e “Delfini Guardiani”, che si rivolge agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado delle isole minori. Accanto ai progetti sul territorio, la Fondazione svolge un’intensa attività di advocacy per promuovere leggi a tutela dell’ambiente e del mare.

A livello internazionale, il Trattato ONU sull’Alto Mare (noto come accordo sulla biodiversità al di fuori della giurisdizione nazionale ), rappresenta un’ulteriore frontiera, qual è l’obiettivo?

Il Trattato ONU sull’Alto Mare, (di seguito BBNJ) è il primo accordo internazionale giuridicamente vincolante dedicato alla tutela della biodiversità nelle acque internazionali, che coprono circa i due terzi degli oceani. Entrato in vigore il 17 gennaio 2026, colma le lacune normative nella protezione dell’alto mare, aggiornando il quadro della Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS). Il suo obiettivo è garantire la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina attraverso strumenti concreti: l’istituzione di aree marine protette in acque internazionali, le valutazioni di impatto ambientale per le attività potenzialmente dannose, regole condivise sull’accesso alle risorse genetiche marine e sulla ripartizione dei benefici, oltre al rafforzamento della cooperazione scientifica e del trasferimento tecnologico tra i Paesi. Il Trattato contribuirà anche al raggiungimento dell’obiettivo globale di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030. L’Italia, tuttavia, non ha ancora completato la ratifica e, finché ciò non avverrà, potrà sostenerne gli obiettivi solo sul piano politico, senza partecipare pienamente ai processi decisionali del nuovo sistema di governance dell’alto mare.

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