Le alluvioni con conseguenze disastrose stanno diventando sempre più frequenti e gravi in tutta Europa, spinte dalla rapida urbanizzazione, da infrastrutture vulnerabili e da piogge estreme. Un nuovo studio internazionale guidato dalla IAHR Europe Division, con la partecipazione del CMCC, mostra cosa possono insegnarci le recenti alluvioni per creare una governance più resiliente.
Solo nel 2024, i disastri legati alle alluvioni hanno causato oltre 8.700 vittime e perdite economiche superiori a 450 miliardi di euro in tutto il mondo, con perdite globali cumulative di circa 2,7 bilioni di euro nel decennio precedente. Su questo sfondo, le recenti alluvioni in Europa – dagli eventi fluviali nei grandi bacini alle piene improvvise nelle aree urbane dense – hanno messo in luce i limiti dei sistemi di protezione esistenti e delle risposte di emergenza.
Il nuovo studio, pubblicato sull’International Journal of River Basin Management, sintetizza le lezioni apprese dai principali eventi alluvionali europei dal 2007 in poi, utilizzando un framework armonizzato allineato al paradigma dell’Integrated Flood Risk Management (IFRM). Gli autori analizzano le caratteristiche dei pericoli, l’esposizione, la vulnerabilità e le risposte di governance in più paesi, concentrandosi sulle alluvioni ad alto impatto per ricavarne gli elementi più rilevanti dal punto di vista delle politiche.
I risultati mettono in evidenza cinque temi ricorrenti: la crescente diffusione di alluvioni fluviali improvvise nelle aree urbane; gli effetti amplificanti dell’urbanizzazione e di sistemi di drenaggio inadeguati; il ruolo degli estremi climatici e di configurazioni meteorologiche persistenti; profonde carenze nella diffusione dei sistemi di allerta precoce e nella comunicazione dell’“ultimo miglio”; e una forte variabilità regionale in termini di vulnerabilità e capacità di risposta. Nel loro insieme, questi elementi mostrano che il rischio di alluvione dipende tanto da dove e come costruiamo e governiamo il territorio quanto da quanta pioggia cade.
“Lo studio riporta tre principali evidenze. In primo luogo, l’esposizione urbana è un fattore chiave l’incidenza perdegli impatti, soprattutto laddove persone e infrastrutture critiche si trovano in aree soggette a inondazione e i sistemi di drenaggio non riescono a far fronte a precipitazioni estreme”, afferma la ricercatrice CMCC e co‑autrice del paper Melissa Latella. “Come ingegnera ambientale, trovo particolarmente significativo il legame tra rischio di alluvione e pianificazione urbanistica. Il modo in cui progettiamo le città e localizziamo le infrastrutture critiche può infatti aumentare o ridurre i rischi futuri, accrescendo l’esposizione al rischio di piena. Di conseguenza, la resilienza alle alluvioni dovrebbe basarsi su un ripensamento dello sviluppo urbano nelle aree soggette a inondazione e, dove necessario, prendere in considerazione strategie di rilocalizzazione.”
In secondo luogo, lo studio evidenzia che, nonostante significativi progressi nelle tecnologie di allerta precoce, l’ultimo miglio resta una sfida cruciale. “Tecnologie come il cell broadcasting e i sistemi di early warning rappresentano un importante passo avanti, ma la vera sfida è garantirne l’effettiva adozione da parte di istituzioni e cittadini”, sottolinea Latella, collegando questo lavoro a progetti CMCC come The HuT, che mirano a connettere tecnologia, comunità e istituzioni per migliorare la preparazione e la resilienza ai disastri.
In terzo luogo, la capacità di risposta e di recupero varia considerevolmente all’interno del territorio europeo, influenzata da infrastrutture, capacità istituzionale, copertura assicurativa e risorse economiche. Questo implica che eventi alluvionali simili, con caratteristiche fisiche comparabili, possono generare impatti, livelli di danno e tempi di ripresa molto diversi, evidenziando la necessità di considerare le disuguaglianze sociali ed economiche nella progettazione delle politiche di resilienza.
L’analisi indica anche una possibile strategia condivisa per la governance. Suggerisce una migliore integrazione delle informazioni sul rischio di alluvioni nella pianificazione urbanistica, sistemi di allerta più robusti e operativi, infrastrutture critiche più resilienti e una maggiore cooperazione e condivisione dei dati alla scala di bacino fluviale. “Un messaggio finale di questo studio è che la resilienza alle alluvioni richiede non solo migliori conoscenze e tecnologie, ma anche una pianificazione, una comunicazione e una governance rafforzate”, conclude Latella.
Il CMCC ha contribuito allo studio attraverso il ruolo di Latella come Rappresentante dei Giovani Professionisti nel Consiglio IAHR e nella Europe Division e come co‑fondatrice dell’IAHR Working Group on Remote Sensing, portando alla collaborazione una prospettiva incentrata sulla scala di bacino e sul telerilevamento. La sua ricerca su telerilevamento e rinaturalizzazione fluviale mostra come una migliore integrazione di dati condivisi e osservazioni locali possa sostenere interventi di recupero alla scala di bacino, aumentare le aree di ritenzione naturale e ridurre il pericolo di alluvione a valle, con ampi margini di sviluppo in paesi come l’Italia.
Per ulteriori informazioni:
Recent flood disasters in Europe (2007–2025): comparative analysis and policy implications for climate-resilient governance, International Journal of River Basin Management (2026), https://doi.org/10.1080/15715124.2026.2694415.
